Salutiamo il 2010. Anno di cui, francamente, non sentirò la mancanza. Il livello di stress e frustrazione accumulati quest'anno sono a livello record.
Anche se il 12 Ottobre 2010 resterà un giorno tra i più belli della mia vita grazie alla nascita di Riccardo.
Con la speranza in 2011 migliore, un augurio di un sereno 2011 a tutti.
P.S. Un consiglio: non esprimete speranze o desideri. Potreste venire accontentati...
venerdì, dicembre 31, 2010
Il 2010 in notizie
Il 2010 è stato un anno ricco di contraddizioni. Ma non sono mancate le buone notizie.
Scoperte nuove medicine, tra cui una cura per prevenire l’AIDS. Si chiama Truvada, e sembra che la sua assunzione periodica possa ridurre sensibilmente le probabilità di contrarre il virus dell’HIV nei soggetti maggiormente a rischio. Purtroppo è costosa, e la storia della lotta all’AIDS è puntellata di speranze poi rivelatesi buchi nell’acqua, ma secondo gli scienziati Truvada — che ora affronterà nuovi test — potrebbe non tradire le aspettative. La cura è stata scoperta da Anthony S. Fauci e il suo gruppo di ricerca interno al National Institutes of Health, e finanziata dalla fondazione benefica Melinda e Bill Gates. La stessa fondazione ha finanziato un altro promettente farmaco per combattere la meningite in Africa.
I minatori cileni intrappolati in una miniera il 5 agosto, scoperti vivi solo due settimane dopo e, infine, gloriosamente liberati due mesi dopo con gli sforzi del governo cileno, che “non ha badato a spese” per il salvataggio, guadagnandone un nuovo e ampio consenso popolare.
La riforma sanitaria di Obama, grazie alla quale da qualche mese trentadue milioni di statunitensi in più sono coperti dall’assicurazione sanitaria, e solo questo dato basta a legittimare la notizia come una delle migliori dell’anno, che argina — pur senza eliminarla — l’assurdità di un paese tra i più democratici al mondo che non era in grado di garantire cure mediche a buona parte della popolazione.
Il buco nell’ozono si sta chiudendo. A 25 anni dalla sua scoperta, tra i 15 e i 30 chilometri sopra le nostre teste, le cose iniziano a migliorare: la tempestiva messa al bando dei gas responsabili della distruzione dell’ozono ha consentito di rattoppare il buco e viene da molti vista come un modello da applicare per affrontare anche il più minaccioso problema del surriscaldamento globale.
La fame nel mondo: l’eliminazione della fame nel mondo è un processo lento e in corso, ma sta iniziando a compiere i suoi primi passi. Quest’anno la FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ha dichiarato, per la prima volta, un’inversione di tendenza nei numeri sulla fame del mondo: 98 milioni di persone denutrite in meno nel 2010. Il numero di esseri umani denutriti rimane comunque “inaccettabilmente alto” (925 milioni), ma gli sviluppi dell’ultima annata danno comunque buone speranze per il futuro.
Purtroppo, non sono mancate le cattive notizie. La peggiore per l'Italia è l'approvazione della Riforma Universitaria. Questa riforma è stata scritta promettendo più meritocrazia e meno potere ai Baroni. In realtà aumenta il potere degli ordinari (da ora in poi i concorsi saranno gestiti solo da ordinari), dei rettori (perché si sa che i Rettori sono brave persone e che basta un posto in un Comitato Scientifico come digestivo per ogni porcata fatta digerire alle loro università) e equipara il CEPU alla Bocconi o al Politecnico. Una legge scritta da incompetenti che contiene anche errori materiali che possono costare posti di lavoro.
Il 2010 è anche l'anno nero dell'economia italiana. Prima che ce lo dicano le statistiche - comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 - ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza. Mentre la Germania ha ricominciato a crescere noi siamo fermi. Ci dice uno studio ISTAT,‘Reddito e condizioni di vita’, che crescono nel nostro Paese le famiglie che non potrebbero far fronte a spese impreviste di 750 euro (dal 32 al 33,3% in media), quelle che sono state in arretrato con debiti diversi dal mutuo (dal 10,5 al 14% di quelle che hanno debiti) e quelle che si sono indebitate (dal 14,8 al 16,5%). Basta che ci guardiamo intorno per scorgere un panorama sconfortante: abbiamo una burocrazia sia centrale sia locale pletorica e inefficientissima, una giustizia lentissima apertamente combattuta e messa in difficoltà da chi governa, una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali, le nostre grandi città sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni, la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria è da Terzo mondo, la rete degli acquedotti è un colabrodo, il nostro paesaggio è sconvolto da frane e alluvioni rovinose ad ogni pioggia intensa, i musei e i siti archeologici versano in condizioni semplicemente penose. Per finire, tutto ciò che è pubblico, dai concorsi agli appalti, è preda di una corruzione capillare e indomabile. C'è poi la nostra condizione economica: abbiamo contemporaneamente le tasse e l'evasione fiscale fra le più alte d'Europa, mentre gli operai italiani ricevono salari ben più bassi della media dell'area-euro; il nostro sistema pensionistico è fra i più costosi d'Europa e siamo strangolati da un debito pubblico il pagamento dei cui interessi c'impedisce d'intraprendere qualunque politica di sviluppo. Ancora: nessuno dall'estero viene a fare nuovi investimenti in Italia, ma gruppi stranieri mettono gli occhi (e sempre più spesso le mani) su quanto resta di meglio del nostro apparato economico-produttivo; nel frattempo il processo di deindustrializzazione non si arresta e la disoccupazione, specie giovanile, resta altissima.
Ci accorgiamo ogni giorno che l'Italia perde colpi, non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Ma ci limitiamo a pensarlo tra noi e noi, a confidarcelo nelle conversazioni private. Avvertiamo con chiarezza che avremmo bisogno di bilanci sinceri e impietosi fatti in pubblico, di un grande esame di coscienza, di poterci specchiare finalmente e collettivamente nella verità. Che ci servirebbero terapie radicali. Invece sulla scena italiana continua a non accadere nulla di tutto ciò. Chi dovrebbe parlare resta in silenzio. Resta in silenzio il discorso pubblico della società italiana su se stessa, consegnato ad una miseria che diviene ogni giorno meno sopportabile. Ma soprattutto resta in silenzio la politica, divisa tra lo sciropposo ottimismo di Berlusconi e la pochezza dei suoi oppositori.
I politici credono di parlare al Paese con le loro dichiarazioni, le loro interviste, i loro attacchi a questo o a quello, i loro progetti di alleanze, di controalleanze e di governi: non sanno che in realtà se ne stanno guadagnando solo un disprezzo crescente, ne stanno solo accrescendo la distanza dal loro traballante palcoscenico. Sempre più, infatti, la loro produzione quotidiana di parole suona eguale a se stessa: ripetitiva, irreale, ridicola. Il Paese vorrebbe sentire una soluzione concreta per qualche problema concreto: chessò, come eliminare la spazzatura a Napoli, come attrarre investimenti esteri in Italia, come finire la Salerno-Reggio Calabria prima del 3000, come iniziare a risanare il debito pubblico. Invece tocca sopportare una classe politica che nega la verità o che la usa solo come paravento per i propri fallimenti e la propria incompetenza.
In questo panorama desolante splendono come fiammelle nel buio le azioni di chi non si arrende. Penso a Libera, che lancia una grande campagna di raccolta firme per chiedere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti. Penso a chi si è trovato a Firenze per lanciare Prossima Italia che ancora crede di poter costruire una politica concreta che affronti e risolva i problemi. Penso ai tanti giovani che si candidano credendo di poter contribuire davvero a migliorare le cose e accettano di passare cinque anni all'opposizione sopportando anche le critiche di chi li accusa di saper solo parlare. Infine, stanno nascendo abitudini nuove di partecipazione e di attivismo politico: i cittadini più attivi nel Web, infatti, sono anche quei soggetti che non limitano il loro impegno nella dimensione online; intrecciano modalità di e-partecipazione - come le petizioni via Internet - ad azioni collettive classiche, che si svolgono nelle piazze. Gli stessi movimenti nati in Rete hanno acquisito "concretezza" attraverso forme di partecipazione sul territorio; come il grillismo o il Popolo viola. In Italia la penetrazione sociale di Internet tocca ormai 30milioni di cittadini: il 52% della popolazione. Tra gli utenti della Rete due su tre (66%) dichiarano di leggere i quotidiani online. E la metà circa (48%), afferma di discutere e di informarsi di politica nel Web; partecipando a forum, blog, social network oppure via e-mail.
Scoperte nuove medicine, tra cui una cura per prevenire l’AIDS. Si chiama Truvada, e sembra che la sua assunzione periodica possa ridurre sensibilmente le probabilità di contrarre il virus dell’HIV nei soggetti maggiormente a rischio. Purtroppo è costosa, e la storia della lotta all’AIDS è puntellata di speranze poi rivelatesi buchi nell’acqua, ma secondo gli scienziati Truvada — che ora affronterà nuovi test — potrebbe non tradire le aspettative. La cura è stata scoperta da Anthony S. Fauci e il suo gruppo di ricerca interno al National Institutes of Health, e finanziata dalla fondazione benefica Melinda e Bill Gates. La stessa fondazione ha finanziato un altro promettente farmaco per combattere la meningite in Africa.
I minatori cileni intrappolati in una miniera il 5 agosto, scoperti vivi solo due settimane dopo e, infine, gloriosamente liberati due mesi dopo con gli sforzi del governo cileno, che “non ha badato a spese” per il salvataggio, guadagnandone un nuovo e ampio consenso popolare.
La riforma sanitaria di Obama, grazie alla quale da qualche mese trentadue milioni di statunitensi in più sono coperti dall’assicurazione sanitaria, e solo questo dato basta a legittimare la notizia come una delle migliori dell’anno, che argina — pur senza eliminarla — l’assurdità di un paese tra i più democratici al mondo che non era in grado di garantire cure mediche a buona parte della popolazione.
Il buco nell’ozono si sta chiudendo. A 25 anni dalla sua scoperta, tra i 15 e i 30 chilometri sopra le nostre teste, le cose iniziano a migliorare: la tempestiva messa al bando dei gas responsabili della distruzione dell’ozono ha consentito di rattoppare il buco e viene da molti vista come un modello da applicare per affrontare anche il più minaccioso problema del surriscaldamento globale.
La fame nel mondo: l’eliminazione della fame nel mondo è un processo lento e in corso, ma sta iniziando a compiere i suoi primi passi. Quest’anno la FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ha dichiarato, per la prima volta, un’inversione di tendenza nei numeri sulla fame del mondo: 98 milioni di persone denutrite in meno nel 2010. Il numero di esseri umani denutriti rimane comunque “inaccettabilmente alto” (925 milioni), ma gli sviluppi dell’ultima annata danno comunque buone speranze per il futuro.
Purtroppo, non sono mancate le cattive notizie. La peggiore per l'Italia è l'approvazione della Riforma Universitaria. Questa riforma è stata scritta promettendo più meritocrazia e meno potere ai Baroni. In realtà aumenta il potere degli ordinari (da ora in poi i concorsi saranno gestiti solo da ordinari), dei rettori (perché si sa che i Rettori sono brave persone e che basta un posto in un Comitato Scientifico come digestivo per ogni porcata fatta digerire alle loro università) e equipara il CEPU alla Bocconi o al Politecnico. Una legge scritta da incompetenti che contiene anche errori materiali che possono costare posti di lavoro.
Il 2010 è anche l'anno nero dell'economia italiana. Prima che ce lo dicano le statistiche - comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 - ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza. Mentre la Germania ha ricominciato a crescere noi siamo fermi. Ci dice uno studio ISTAT,‘Reddito e condizioni di vita’, che crescono nel nostro Paese le famiglie che non potrebbero far fronte a spese impreviste di 750 euro (dal 32 al 33,3% in media), quelle che sono state in arretrato con debiti diversi dal mutuo (dal 10,5 al 14% di quelle che hanno debiti) e quelle che si sono indebitate (dal 14,8 al 16,5%). Basta che ci guardiamo intorno per scorgere un panorama sconfortante: abbiamo una burocrazia sia centrale sia locale pletorica e inefficientissima, una giustizia lentissima apertamente combattuta e messa in difficoltà da chi governa, una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali, le nostre grandi città sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni, la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria è da Terzo mondo, la rete degli acquedotti è un colabrodo, il nostro paesaggio è sconvolto da frane e alluvioni rovinose ad ogni pioggia intensa, i musei e i siti archeologici versano in condizioni semplicemente penose. Per finire, tutto ciò che è pubblico, dai concorsi agli appalti, è preda di una corruzione capillare e indomabile. C'è poi la nostra condizione economica: abbiamo contemporaneamente le tasse e l'evasione fiscale fra le più alte d'Europa, mentre gli operai italiani ricevono salari ben più bassi della media dell'area-euro; il nostro sistema pensionistico è fra i più costosi d'Europa e siamo strangolati da un debito pubblico il pagamento dei cui interessi c'impedisce d'intraprendere qualunque politica di sviluppo. Ancora: nessuno dall'estero viene a fare nuovi investimenti in Italia, ma gruppi stranieri mettono gli occhi (e sempre più spesso le mani) su quanto resta di meglio del nostro apparato economico-produttivo; nel frattempo il processo di deindustrializzazione non si arresta e la disoccupazione, specie giovanile, resta altissima.
Ci accorgiamo ogni giorno che l'Italia perde colpi, non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Ma ci limitiamo a pensarlo tra noi e noi, a confidarcelo nelle conversazioni private. Avvertiamo con chiarezza che avremmo bisogno di bilanci sinceri e impietosi fatti in pubblico, di un grande esame di coscienza, di poterci specchiare finalmente e collettivamente nella verità. Che ci servirebbero terapie radicali. Invece sulla scena italiana continua a non accadere nulla di tutto ciò. Chi dovrebbe parlare resta in silenzio. Resta in silenzio il discorso pubblico della società italiana su se stessa, consegnato ad una miseria che diviene ogni giorno meno sopportabile. Ma soprattutto resta in silenzio la politica, divisa tra lo sciropposo ottimismo di Berlusconi e la pochezza dei suoi oppositori.
I politici credono di parlare al Paese con le loro dichiarazioni, le loro interviste, i loro attacchi a questo o a quello, i loro progetti di alleanze, di controalleanze e di governi: non sanno che in realtà se ne stanno guadagnando solo un disprezzo crescente, ne stanno solo accrescendo la distanza dal loro traballante palcoscenico. Sempre più, infatti, la loro produzione quotidiana di parole suona eguale a se stessa: ripetitiva, irreale, ridicola. Il Paese vorrebbe sentire una soluzione concreta per qualche problema concreto: chessò, come eliminare la spazzatura a Napoli, come attrarre investimenti esteri in Italia, come finire la Salerno-Reggio Calabria prima del 3000, come iniziare a risanare il debito pubblico. Invece tocca sopportare una classe politica che nega la verità o che la usa solo come paravento per i propri fallimenti e la propria incompetenza.
In questo panorama desolante splendono come fiammelle nel buio le azioni di chi non si arrende. Penso a Libera, che lancia una grande campagna di raccolta firme per chiedere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti. Penso a chi si è trovato a Firenze per lanciare Prossima Italia che ancora crede di poter costruire una politica concreta che affronti e risolva i problemi. Penso ai tanti giovani che si candidano credendo di poter contribuire davvero a migliorare le cose e accettano di passare cinque anni all'opposizione sopportando anche le critiche di chi li accusa di saper solo parlare. Infine, stanno nascendo abitudini nuove di partecipazione e di attivismo politico: i cittadini più attivi nel Web, infatti, sono anche quei soggetti che non limitano il loro impegno nella dimensione online; intrecciano modalità di e-partecipazione - come le petizioni via Internet - ad azioni collettive classiche, che si svolgono nelle piazze. Gli stessi movimenti nati in Rete hanno acquisito "concretezza" attraverso forme di partecipazione sul territorio; come il grillismo o il Popolo viola. In Italia la penetrazione sociale di Internet tocca ormai 30milioni di cittadini: il 52% della popolazione. Tra gli utenti della Rete due su tre (66%) dichiarano di leggere i quotidiani online. E la metà circa (48%), afferma di discutere e di informarsi di politica nel Web; partecipando a forum, blog, social network oppure via e-mail.
I rifiuti di Napoli e le promesse di Berlusconi
Ennesima promessa di Berlusconi a proposito del problema dei rifiuti a Napoli:
Perché ho la sensazione che finirà come tutte le altre volte?
Berlusconi: entro luglio via i rifiuti da Napoli (1 luglio 2008)
Berlusconi: Napoli è pulita, emergenza rifiuti è finita (18 luglio 2008)
Berlusconi: Napoli pulita in 3 giorni (28 ottobre 2008)
Berlusconi: Emergenza rifiuti finita (3 febbraio 2009)
Berlusconi: Via i rifiuti in 3 giorni (29 ottobre 2009)
Berlusconi: Presto via la puzza da Napoli (28 ottobre 2010)
Berlusconi: Via i rifiuti in 2 giorni (14 novembre 2010)
Berlusconi: Via i rifiuti in meno di 15 giorni (26 novembre 2010)
Napoli pulita entro Capodanno. E’ l’ultima promessa di Silvio Berlusconi per il capoluogo campano alla vigilia della notte di San Silvestro.
[...]
Secondo quanto emerso dal vertice conclusosi nella serata di ieri a palazzo Chigi con il sottosegretario Gianni Letta e i rappresentanti di comuni, province e regione Campania, per elaborare una soluzione strutturale del problema bisognerà aspettare il 4 gennaio.
Perché ho la sensazione che finirà come tutte le altre volte?
Berlusconi: entro luglio via i rifiuti da Napoli (1 luglio 2008)
Berlusconi: Napoli è pulita, emergenza rifiuti è finita (18 luglio 2008)
Berlusconi: Napoli pulita in 3 giorni (28 ottobre 2008)
Berlusconi: Emergenza rifiuti finita (3 febbraio 2009)
Berlusconi: Via i rifiuti in 3 giorni (29 ottobre 2009)
Berlusconi: Presto via la puzza da Napoli (28 ottobre 2010)
Berlusconi: Via i rifiuti in 2 giorni (14 novembre 2010)
Berlusconi: Via i rifiuti in meno di 15 giorni (26 novembre 2010)
giovedì, dicembre 30, 2010
La riforma Gelmini spiegata da Spinoza
Ecco la riforma Gelmini. Potete interrompere le ricerche.
La riforma Gelmini è legge. Il che mi fa sperare che non venga mai rispettata.
Per molti studenti la riforma nasconde dei tagli devastanti all’istruzione. Nasconde?
La riforma introduce i ricercatori a tempo: dopo sei anni esplodono.
Al massimo due contratti consecutivi di tre anni ciascuno. Ma basta arrivare a metà del primo e avranno pensione a vita. Ah, no, scusate.
Le risorse saranno assegnate agli atenei in base alla qualità della didattica e della ricerca. Se è buona, vuol dire che si può tagliare ancora un po’.
I bilanci dovranno rispondere a criteri di trasparenza. Una ferma risposta a chi accusa il governo di trattare le università come le aziende.
Ricercatori e precari per le strade e nelle piazze. Come previsto dalla riforma.
Migliaia di giovani in piazza a Roma: si è parlato così tanto di ordine pubblico che non ho capito nemmeno di chi era il concerto.
La Gelmini ai manifestanti: “Milioni di studenti sono a casa a studiare”. Ne approfittano finché possono.
Cinque studenti in sciopero della fame. Ma i veri impavidi mangiano in mensa.
Rifiuta un premio in denaro per non accettare le discriminazioni
Un giovane coraggioso ci insegna il coraggio delle proprie idee restituendo un premio in denaro:
Fa tristezza che dire di essere contro le discriminazioni sia un "comizio".
Quand'è stato il turno di Alberto Fabris per ritirare la busta del premio con 200 euro e il diploma di encomio per il massimo dei voti conseguito alla maturità classica, questi ha preso la parola ringraziando l'amministrazione. «Felice di onorare il mio paese facendo del mio meglio», ha esordito, ma non ha evitato di accennare a un fatto che ha definito «gravissimo ed estremamente preoccupante». In una delibera di giunta di ottobre, che assegnava un contributo a favore di una persona in forte stato di indigenza, gli assessori in quota alla Lega nord, Paolo Fasoli ed Elena Colognato, davano voto contrario mettendo a verbale che «l'oggetto della delibera va contro i principi morali, etici e ideologici del movimento che noi rappresentiamo» e dichiaravano di impegnarsi per un regolamento che preveda erogazione di contributi solo ai residenti a Illasi da almeno cinque anni. «Criterio per ricevere sostentamento dunque», ha proseguito Fabris, «non sarebbe l'effettivo bisogno, ma una sintomatica "illasianità", una discriminazione consapevolmente motivata in termini morali, etici e ideologici che ha un nome preciso: razzismo».
Disgustato dal fatto che l'amministrazione non abbia preso posizione, Fabris ha tenuto per sé solo il diploma e ha restituito al vicesindaco Bruno Zambaldo, che lo aveva premiato, la busta con il denaro, chiedendo che la cifra venga destinata alla signora in difficoltà. Applausi hanno accolto la dichiarazione del giovane, che è tornato al suo posto, ma applausi ci sono stati anche per l'assessore Fasoli, che chiamato a sua volta a premiare altri cittadini non ha perso l'occasione di rispondere a quello che ha definito «l'amico comunista che ha trasformato un giorno di festa in un comizio». Fasoli boccerebbe di nuovo la delibera: «perché prima dobbiamo pensare ai veneti, ai veronesi e agli illasiani».
Fa tristezza che dire di essere contro le discriminazioni sia un "comizio".
Una domanda per monsignor Fisichella
Caro Mons. Fisichella, volevo chiederle se di fronte a questa dichiarazione di Renato Mason, sindaco di Castelfranco:
che suggerisce di non curare bronchiti o polmoniti a degli esseri umani (e quindi di lasciarli morire), dobbiamo considerare errata questa sua affermazione:
oppure questo passo del Catechismo della Chiesa Cattolica:
Le prestazioni del Pronto soccorso dovrebbero essere date, in caso di persone senza tessera sanitaria, solo per infortuni molto gravi, a donne in gravidanza, minori, o per malattie infettive. Per tutto il resto le prestazioni non sono previste.
che suggerisce di non curare bronchiti o polmoniti a degli esseri umani (e quindi di lasciarli morire), dobbiamo considerare errata questa sua affermazione:
Anzitutto credo che dobbiamo prendere atto dell' affermarsi della Lega, della sua presenza ormai più che ventennale in Parlamento, di un radicamento nel territorio che le permette di sentire più direttamente alcuni problemi presenti nel tessuto sociale. Quanto ai problemi etici, mi pare che manifesti una piena condivisione con il pensiero della Chiesa.
oppure questo passo del Catechismo della Chiesa Cattolica:
2273 Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione:
“I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell'autorità politica; tali diritti dell'uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare. . . il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, III].
“Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto. . . Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno accordati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, III].
mercoledì, dicembre 29, 2010
Semplicemente osservando i loro occhi
Meltzoff, psicologo americano, diceva che:
si può dire molto degli individui - a cosa sono interessati e cosa intendono fare in futuro - semplicemente osservando i loro occhi.
Anche la vita di un disabile mentale in carcere è sacra
Visto che ogni vita è sacra, vorrei sentire le voci di Bagnasco, Ruini e Fisichella levare un urlo di condanna per questa vicenda:
Per lui è tardi, ma:
Un disabile grave di Frosinone, Fernando Paniccia, è morto in carcere a 27 anni. A darne la notizia è l'associazione Ristretti Orizzonti. Paniccia, invalido al 100% affetto da ritardo mentale, epilettico e semiparalizzato, è morto nella cella del carcere di Sanremo dove era detenuto, ucciso probabilmente da un arresto cardiaco, pesava 186 chili e, sottolinea l'associazione "ragionava come un bambino di 3 anni".
Avrebbe terminato di scontare la pena il 31 dicembre del 2011. Era entrato in carcere per la prima volta a 19 anni, per il furto di 3 palloni di cuoio in una palestra, e da allora era stato più volte arrestato per piccoli reati "di cui, probabilmente - riferisce 'Ristretti Orizzonti' - non era nemmeno consapevole, poiché la sua capacità di comprensione era quella di un bambino di tre anni".
Le sue condizioni di salute erano critiche da tempo a causa dell'obesità. Il giorno di Natale aveva accusato un malore. Ieri mattina il suo compagno di cella lo ha chiamato, ma inutilmente. Il sostituto procuratore Antonella Politi ha disposto che venga effettuata l'autopsia.
Per lui è tardi, ma:
Secondo l'associazione "sono 500 i disabili gravi nelle carceri italiane, per loro il 'diritto alla salute' è solo sulla carta". Salgono, inoltre, a 171 i detenuti morti nel 2010, di cui 65 per suicidio gli altri per cause naturali.
La GMG e i bamboccioni italiani
Dal sito ufficiale della GMG 2011:
Dal sito della Diocesi di Milano:
D'altronde, se bisogna organizzare un'esperienza di massa coinvolgente, allegra e entusiasmante, chi portare? Un 15enne che si entusiasma facilmente o un tranquillo e affidabile 35enne?
Poi si organizzano riunioni per discutere del perché gli adolescenti italiani crescono bamboccioni...
Quanti anni devo avere per poter partecipare?
Dovrai avere almeno 14 anni nell’estate del 2011. Naturalmente sono invitate anche le famiglie giovani, con figli minori di 14 anni, coscienti che l’Ufficio della Giornata Mondiale della Gioventù non può assumersi la responsabilità di badare ai minori. Solitamente partecipano giovani dai 14, 15, 16 anni, fino ai 30. L’età media dei giovani è compresa tra i 16 e i 25 anni.
Dal sito della Diocesi di Milano:
operare l'iscrizione dettagliata dei partecipanti (giovani dai 16 ai 35 anni) e dei rispettivi educatori, acquistando il relativo pacchetto di partecipazione;
D'altronde, se bisogna organizzare un'esperienza di massa coinvolgente, allegra e entusiasmante, chi portare? Un 15enne che si entusiasma facilmente o un tranquillo e affidabile 35enne?
Poi si organizzano riunioni per discutere del perché gli adolescenti italiani crescono bamboccioni...
Iniziativa "Donne al volante"
Oggi ho letto le proposte dell'iniziativa "Donne al volante". Sono proposte che hanno l'obbiettivo di aiutare a superare il divario uomo-donna nel mondo del lavoro o di sostenere la famiglia.
Le trovo molto positive come incentivo alla famiglia (di cui tutti parlano senza poi far seguire atti concreti). Entrando nel merito delle proposte (che consiglio a tutti di leggere cliccando il link sopra), trovo molto evolute le proposte “Proposta di legge per la parità di accesso agli organi di amministrazione delle società quotate, assegnata e incardinata alla Commissione finanze”, “Proposta di legge per l’introduzione dei congedi di paternità obbligatori” e “Studi di settore fermi per i primi due anni di maternità”
Invece mi lasciano perplesso “Proposta di legge per introdurre detrazioni in favore delle madri lavoratrici e detrazioni per spese di assistenza e cura dei figli minori e di assistenza delle persone non autosufficienti”. Perché detrazioni? Un aiuto solo per chi paga abbastanza tasse? Questa proposta mi sembra sbagliata perché aiuta tanti ma non chi è messo peggio economicamente (che è un po’ un controsenso) e perché ancora rafforza l’idea che per aiutare si devono diminuire le tasse. Non dobbiamo correre dietro al modello berlusconiano di Stato, dobbiamo proporne uno nostro, in cui le tasse non sono il male ma la fonte delle risorse per creare uno stato sociale che poi dà lo stesso supporto a tutti.
La “Proposta di legge per introdurre credito di imposta per le microimprese che assumano genitori con figli a carico inferiori agli 8 anni e che siano disoccupati da almeno 3 anni” mi è incomprensibile. Se gli anni anni sono 8 si, se sono 9 no? Questa è una di quelle leggi lotteria che beneficia alcuni perché in un certo momento hanno una certa sfortuna. Penso al padre disoccupato da 4 anni col figlio di 9 (quindi che era nelle condizioni un anno prima) che si vedrà escluso perché la legge è approvata un certo giorno e non un altro o al padre disoccupato da due anni col figlio di 8 anni che l’anno dopo sarà disoccupato da 3 ma il figlio sarà troppo grande per avere l’aiuto (come se mantenere un bambino di 9 anni costasse meno che uno di 8). Anche per questo tipo di problema ci vorrebbero soluzioni stabili, non lotterie che salvano alcuni fortunati e escludono altri.
Le trovo molto positive come incentivo alla famiglia (di cui tutti parlano senza poi far seguire atti concreti). Entrando nel merito delle proposte (che consiglio a tutti di leggere cliccando il link sopra), trovo molto evolute le proposte “Proposta di legge per la parità di accesso agli organi di amministrazione delle società quotate, assegnata e incardinata alla Commissione finanze”, “Proposta di legge per l’introduzione dei congedi di paternità obbligatori” e “Studi di settore fermi per i primi due anni di maternità”
Invece mi lasciano perplesso “Proposta di legge per introdurre detrazioni in favore delle madri lavoratrici e detrazioni per spese di assistenza e cura dei figli minori e di assistenza delle persone non autosufficienti”. Perché detrazioni? Un aiuto solo per chi paga abbastanza tasse? Questa proposta mi sembra sbagliata perché aiuta tanti ma non chi è messo peggio economicamente (che è un po’ un controsenso) e perché ancora rafforza l’idea che per aiutare si devono diminuire le tasse. Non dobbiamo correre dietro al modello berlusconiano di Stato, dobbiamo proporne uno nostro, in cui le tasse non sono il male ma la fonte delle risorse per creare uno stato sociale che poi dà lo stesso supporto a tutti.
La “Proposta di legge per introdurre credito di imposta per le microimprese che assumano genitori con figli a carico inferiori agli 8 anni e che siano disoccupati da almeno 3 anni” mi è incomprensibile. Se gli anni anni sono 8 si, se sono 9 no? Questa è una di quelle leggi lotteria che beneficia alcuni perché in un certo momento hanno una certa sfortuna. Penso al padre disoccupato da 4 anni col figlio di 9 (quindi che era nelle condizioni un anno prima) che si vedrà escluso perché la legge è approvata un certo giorno e non un altro o al padre disoccupato da due anni col figlio di 8 anni che l’anno dopo sarà disoccupato da 3 ma il figlio sarà troppo grande per avere l’aiuto (come se mantenere un bambino di 9 anni costasse meno che uno di 8). Anche per questo tipo di problema ci vorrebbero soluzioni stabili, non lotterie che salvano alcuni fortunati e escludono altri.
Internet, pubblica amministrazione e partecipazione: differenze tra noi e gli altri
Il rapporto tra pubblica amministrazione e Internet è molto diverso tra Italia e Regno Unito.
Italia (cliccare per ingrandire):

Regno Unito (cliccare per ingrandire):

Sarà forse perché il Premier inglese è di trent'anni più giovane del nostro?
L'articolo su Repubblica ci dice che:
Ovviamente il Parlamento non è obbligato a votare a favore. Però deve almeno discutere di ciò che i cittadini chiedono.
Questo secondo pezzo dell'articolo mostra l'arretratezza culturale e la paura cronica verso le idee del nostro Paese. Uno slancio di coraggio che permetta di discutere e di fare scelte popolari o impopolari a viso aperto renderebbe anche noi un Paese migliore. Cameron lo ha capito, adesso aspettiamo lo capiscano i nostri politici.
Italia (cliccare per ingrandire):

Regno Unito (cliccare per ingrandire):

Sarà forse perché il Premier inglese è di trent'anni più giovane del nostro?
L'articolo su Repubblica ci dice che:
La democrazia diretta sbarca a Westminster e il Parlamento britannico diventa come X Factor, il popolare talent show televisivo: per recuperare i consensi perduti a causa dei tagli al Welfare, il premier David Cameron lancia l'e-petizione popolare sul web, e assicura che una proposta sottoscritta da almeno 100mila cittadini sarà discussa dal governo, avrà una corsia preferenziale e verrà trasformata in disegno di legge. Nessuna garanzia di approvazione, ma di attenzione sì. "In un tentativo dei sempre più preoccupati strateghi di Downing Street - scrive il Guardian - di avvicinare gli amministratori inglesi alla vita quotidiana dei cittadini".
L'iniziativa è un pallino del Manifesto conservatore di Cameron, ma viene demolita dai laburisti, che parlano di "proposta populista". Downing Street non se ne cura e prepara lo sbarco sul web. L'idea sarà lanciata all'inizio del prossimo anno sul sito del governo (Direct. gov. uk), e a presentare le petizioni popolari online, potranno essere solo i cittadini con diritto di voto. Il governo medita anche di coinvolgere Facebook e altri social network, in modo da creare spazi di discussione su tutti gli argomenti. "Certo, è un progetto che potrebbe portare dei rischi - spiega al Guardian una fonte vicina al premier - potrebbero arrivare alla Camera dei Comuni proposte molto gettonate, come il ritiro della Gran Bretagna dall'Europa, ma non possiamo rinunciare a più trasparenza e ad ascoltare le istanze che arrivano dai cittadini".
Ovviamente il Parlamento non è obbligato a votare a favore. Però deve almeno discutere di ciò che i cittadini chiedono.
La democrazia diretta, però, rischia di trasformarsi in un boomerang per l'alleanza tra lib-dem e conservatori. Grazie al potere di Internet, il Parlamento potrebbe essere costretto a discutere proposte scomode, come l'abolizione delle tasse, o politicamente scorrette, come l'introduzione della pena di morte.
"La blogosfera - attacca il deputato laburista, Paul Flynn - non è un'area riservata ai discorsi sensati. Ci troveremo davanti a petizioni che chiedono la nomina a premier di Jeremy Clarkson (un popolare presentatore televisivo, ndr), o il riconoscimento ufficiale delle religioni animiste". I laburisti, infatti, hanno solide ragioni per dubitare del potere di Internet. Durante il vecchio governo progressista, fu introdotto uno spazio di proposte online, che provocò non poche difficoltà all'ex inquilino di Downing Street: una petizione sottoscritta da due milioni di persone, chiedeva l'abolizione dei pedaggi autostradali. In centomila, invece, firmarono per le dimissioni da premier di Tony Blair.
Questo secondo pezzo dell'articolo mostra l'arretratezza culturale e la paura cronica verso le idee del nostro Paese. Uno slancio di coraggio che permetta di discutere e di fare scelte popolari o impopolari a viso aperto renderebbe anche noi un Paese migliore. Cameron lo ha capito, adesso aspettiamo lo capiscano i nostri politici.
Gli Auguri scomodi di don Tonino Bello
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora , miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
lunedì, dicembre 27, 2010
domenica, dicembre 26, 2010
Federalismo a caso
Alcuni Comuni incassano di più, altri di meno. A caso...
Il record dei vantaggi spetterebbe a Olbia che tra tasse di registro e ipotecarie, Irpef sul reddito da fabbricati e cedolare secca sugli affitti raggiungerebbe 25.212.732 di euro di entrate a fronte di trasferimenti che nel 2010 sono stati 8.988.534 con un saldo di +180%.
Nel dettaglio la ricerca evidenzia come il bilancio della nuova fiscalità sarebbe positivo per 52 comuni capoluogo di provincia su 92, ma il salasso, per quelli che ci perdono è fino al 60%. Tra i capoluoghi di regione, confrontando le entrate con la futura imposta municipale unica prevista dal federalismo fiscale con i trasferimenti del 2010, la differenza in milioni di euro in percentuale sarebbe ad esempio di un -10% per Roma, di un -9% per Torino, di un -12% per Bari. Ma, come detto, andrebbe ancora peggio a L'Aquila (-66%), Napoli (-61%), Potenza (-56%), Palermo (-55%), Catanzaro (-46%) e Genova (-22%). Nella lista di chi ci guadagna ci sono invece Bologna (+40%), Milano (+34%), Firenze (+33%) e Venezia (+26%).
sabato, dicembre 25, 2010
Oggi Gesù nasce in una grotta sorretto dalle braccia di un uomo capace di sognare
Per Giuseppe non fu un gran Natale, quel Natale. Lui i suoi progetti li aveva, eccome. Progetti modesti, da giovane artigiano: la bottega andava bene, merito della sua bravura e della sua affabilità con i clienti. Le cose andavano bene: aveva appena ricevuto la commissione per costruire una grande cassapanca per un tale che faceva l'esattore a Cafarnao. Tutto bene, insomma: da lì a poco avrebbe preso in casa la sua fidanzata Maria. Per Giuseppe progettare una famiglia con quella ragazza che gli aveva rapito il cuore era fonte di una gioia incontenibile.
Chissà come venne a sapere Giuseppe che Maria aspettava un figlio... Non suo. Chissà. Non da Maria, credo, forse da qualche parente vicino alla famiglia, un maschio, probabilmente. Per Giuseppe fu come scivolare in un incubo assoluto, una tragedia definitiva. Ma come: Maria? Proprio lei? Giuseppe era l'unico a sapere che quel figlio non era frutto del suo seme. L'unico, insieme a Maria. La notte in cui apprese la notizia fu terribile, continuava a rigirarsi nel pagliericcio, appena il sonno riusciva a strapparlo dall'ansia, orribili sogni lo gettavano nell'ombra più cupa. Sapeva fin troppo bene cosa avrebbe dovuto fare. Una donna adultera deve essere lapidata pubblicamente. Antico retaggio tribale di una visione della donna e della sessualità in qualche modo messo in bocca a Dio e, perciò, giustificato e condiviso da tutti. Ecco: al mattino si sarebbe alzato e sarebbe andato dal rabbino, e gli avrebbe detto la verità, poi, le cose sarebbero andate come dovevano, non c'era altra soluzione. O forse no. Il volto di Maria, sorridente, gli tornava in mente. Il suo orgoglio di maschio ferito cedeva il posto alla tenerezza e alle lacrime. Il suo cuore si placò quando gli venne in mente un'altra soluzione: al rabbino avrebbe detto che si era stufato di Maria, che scioglieva il contratto. Maria avrebbe avuto l'onore compromesso, ma la vita salva. Ecco, sì, buona idea.
Il sonno che lo prese fu quello che prende dopo una notte di battaglia, sul fare del mattino. E lì accadde. Un angelo dialogava con lui, nel sogno, e gli parlava di una missione da compiere, e di un figlio che avrebbe salvato il mondo e di non preoccuparsi. Un sogno strano, dolce, quasi vero. Maria era sua, di Giuseppe, ma a Dio piaceva e le aveva chiesto il grembo in prestito. Nel sogno Giuseppe taceva, stupito, attonito, pacificato.
Si svegliò, Giuseppe, sereno. I pensieri bui erano lontani, fuggiti con le tenebre, si decise di andare a comperare un dolce e di portarlo a Maria. Aveva bisogno di forza, ora che aspettava un figlio. "Suo" figlio. Se Maria aveva imprestato il grembo a Dio, lui, Giuseppe, poteva anche fargli da padre, a Dio. In fondo è Dio che gli ha rubato la ragazza.
Giuseppe c'insegna ad avere il coraggio del sogno, in questo mondo disincantato e cinico; lui, grande sognatore, vive l'interezza della sua vita dietro ad un sogno, piega la sua volontà e il suo destino alla volontà sorniona ed impudente di Dio che gli chiede di mettersi da parte per lasciare spazio al suo inaudito progetto di incarnazione. Un uomo che non sa più sognare, che non insegue i suoi sogni, che non li acolta, è un uomo morto. E uccide Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell'umanità.
Giuseppe, ora, si prepara: deve tornare alla sua Betlemme con Maria. Si mettono in strada, lei, acida adolescente, con il pancione che la fa donna. Un Imperatore idiota ha deciso di contare i suoi sudditi per crogiuolarsi nel suo inutile potere. E così accade.
Dio, stanco di non essere capito, di essere frainteso, di essere usato, stanco di essere tirato in ballo per coprire le vergognose nudità della nostra pigrizia, esausto dall'essere tirato per la giacchetta a benedire ogni guerra, depresso per essere accusato di colpe che non ha, decide di diventare uomo, di condividere in tutto la nostra umanità, di raccontarsi. Un gesto d'amore semplice, folle, inconcepibile: Dio diventa uomo, abbandona la sua divinità. Scorda la sua onnipotenza, per sperimentare tutto il dolore che l'uomo sperimenta e la fragilità e lo sbandamento. E perché nessuno possa accusare Dio di essere diventato uomo in modo privilegiato, sceglie di diventare uomo nel più povero dei modi, nel più misero dei tempi, affidato all'imperizia di una generosa coppia di provincia, esule, costretto a nascere in un luogo sconosciuto a causa del delirio di onnipotenza di un Imperatore oppressore.
Nella notte fredda del deserto, a Betlemme, luogo che ha visto nascere Davide figlio di Iesse, re potente in Giudea, in una grotta che serviva a dare riparo ai pastori, disprezzati lavoranti del tempo, sottopagati e clandestini, il Figlio di Dio irrompe nella storia, l'assoluto che neppure l'universo contiene è abbracciato teneramente da una madre tredicenne.
Chissà come venne a sapere Giuseppe che Maria aspettava un figlio... Non suo. Chissà. Non da Maria, credo, forse da qualche parente vicino alla famiglia, un maschio, probabilmente. Per Giuseppe fu come scivolare in un incubo assoluto, una tragedia definitiva. Ma come: Maria? Proprio lei? Giuseppe era l'unico a sapere che quel figlio non era frutto del suo seme. L'unico, insieme a Maria. La notte in cui apprese la notizia fu terribile, continuava a rigirarsi nel pagliericcio, appena il sonno riusciva a strapparlo dall'ansia, orribili sogni lo gettavano nell'ombra più cupa. Sapeva fin troppo bene cosa avrebbe dovuto fare. Una donna adultera deve essere lapidata pubblicamente. Antico retaggio tribale di una visione della donna e della sessualità in qualche modo messo in bocca a Dio e, perciò, giustificato e condiviso da tutti. Ecco: al mattino si sarebbe alzato e sarebbe andato dal rabbino, e gli avrebbe detto la verità, poi, le cose sarebbero andate come dovevano, non c'era altra soluzione. O forse no. Il volto di Maria, sorridente, gli tornava in mente. Il suo orgoglio di maschio ferito cedeva il posto alla tenerezza e alle lacrime. Il suo cuore si placò quando gli venne in mente un'altra soluzione: al rabbino avrebbe detto che si era stufato di Maria, che scioglieva il contratto. Maria avrebbe avuto l'onore compromesso, ma la vita salva. Ecco, sì, buona idea.
Il sonno che lo prese fu quello che prende dopo una notte di battaglia, sul fare del mattino. E lì accadde. Un angelo dialogava con lui, nel sogno, e gli parlava di una missione da compiere, e di un figlio che avrebbe salvato il mondo e di non preoccuparsi. Un sogno strano, dolce, quasi vero. Maria era sua, di Giuseppe, ma a Dio piaceva e le aveva chiesto il grembo in prestito. Nel sogno Giuseppe taceva, stupito, attonito, pacificato.
Si svegliò, Giuseppe, sereno. I pensieri bui erano lontani, fuggiti con le tenebre, si decise di andare a comperare un dolce e di portarlo a Maria. Aveva bisogno di forza, ora che aspettava un figlio. "Suo" figlio. Se Maria aveva imprestato il grembo a Dio, lui, Giuseppe, poteva anche fargli da padre, a Dio. In fondo è Dio che gli ha rubato la ragazza.
Giuseppe c'insegna ad avere il coraggio del sogno, in questo mondo disincantato e cinico; lui, grande sognatore, vive l'interezza della sua vita dietro ad un sogno, piega la sua volontà e il suo destino alla volontà sorniona ed impudente di Dio che gli chiede di mettersi da parte per lasciare spazio al suo inaudito progetto di incarnazione. Un uomo che non sa più sognare, che non insegue i suoi sogni, che non li acolta, è un uomo morto. E uccide Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell'umanità.
Giuseppe, ora, si prepara: deve tornare alla sua Betlemme con Maria. Si mettono in strada, lei, acida adolescente, con il pancione che la fa donna. Un Imperatore idiota ha deciso di contare i suoi sudditi per crogiuolarsi nel suo inutile potere. E così accade.
Dio, stanco di non essere capito, di essere frainteso, di essere usato, stanco di essere tirato in ballo per coprire le vergognose nudità della nostra pigrizia, esausto dall'essere tirato per la giacchetta a benedire ogni guerra, depresso per essere accusato di colpe che non ha, decide di diventare uomo, di condividere in tutto la nostra umanità, di raccontarsi. Un gesto d'amore semplice, folle, inconcepibile: Dio diventa uomo, abbandona la sua divinità. Scorda la sua onnipotenza, per sperimentare tutto il dolore che l'uomo sperimenta e la fragilità e lo sbandamento. E perché nessuno possa accusare Dio di essere diventato uomo in modo privilegiato, sceglie di diventare uomo nel più povero dei modi, nel più misero dei tempi, affidato all'imperizia di una generosa coppia di provincia, esule, costretto a nascere in un luogo sconosciuto a causa del delirio di onnipotenza di un Imperatore oppressore.
Nella notte fredda del deserto, a Betlemme, luogo che ha visto nascere Davide figlio di Iesse, re potente in Giudea, in una grotta che serviva a dare riparo ai pastori, disprezzati lavoranti del tempo, sottopagati e clandestini, il Figlio di Dio irrompe nella storia, l'assoluto che neppure l'universo contiene è abbracciato teneramente da una madre tredicenne.
venerdì, dicembre 24, 2010
La mia canzone di Natale preferita
Quando ero piccolo era la mia canzone di Natale preferita:
Oggi invece mi sembra questa rispecchi meglio la mia visione del Natale
Oggi invece mi sembra questa rispecchi meglio la mia visione del Natale
Riscaldamento globale? Con tutta questa neve?
Riscaldamento globale non significa che in tutto il pianeta farà sempre più caldo. Significa che la temperatura media è più alta. Gli effetti di questo innalzamento sono il cambiamento di equilibri millenari. L'effetto da noi è che il clima si estremizza: l'estate è sempre più torrida e l'inverno sempre più rigido.
Gli effetti prevedibili sono molti. La primavera giungerà in anticipo, ci sarà un incremento di precipitazioni e inondazioni (con una temperatura più alta evapora più acqua dagli oceani, causando più piogge torrenziali e più neve), più ondate di calore e siccità, più incendi nelle foreste e più danni derivanti da insetti, maggior diffusione delle malattie tropicali, incremento dei disastri legati al clima e sparizione della corrente del Golfo.
Gli effetti prevedibili sono molti. La primavera giungerà in anticipo, ci sarà un incremento di precipitazioni e inondazioni (con una temperatura più alta evapora più acqua dagli oceani, causando più piogge torrenziali e più neve), più ondate di calore e siccità, più incendi nelle foreste e più danni derivanti da insetti, maggior diffusione delle malattie tropicali, incremento dei disastri legati al clima e sparizione della corrente del Golfo.
Auguri a prova di avvocato
Grazie a William:
Io sottoscritto (d'ora in avanti " l' Augurante") chiedo al mio interlocutore (d'ora in avanti " l'Augurato ") di accettare senz'alcun obbligo, implicito o esplicito, i voti più sinceri dell'Augurante (d'ora in poi "gli auguri") affinché l'Augurato possa trascorrere nel migliore dei modi (ove nella frase "migliore dei modi" si sottintende da parte dell'Augurante e si presuppone da parte dell'Augurato un atteggiamento che tenga conto delle problematiche di carattere sociale, ecologico e psicologico, che non sia causa di tensione e/o competizione, né comporti o favorisca alcun tipo di assuefazione o di discriminazione, sia sessista, sia di diverso carattere) per la festività quasi coincidente al Solstizio d'Inverno, convenzionalmente nota come "Natale", ma che può essere chiamata e celebrata dall'Augurato secondo le sue tradizioni religiose e/o laiche, premesso il debito rispetto nei confronti delle tradizioni religiose e/o laiche di persone di qualunque razza, credo o sesso diverse dall'Augurato, ivi comprese coloro che non praticano alcuna tradizione religiosa e/o laica.
L'Augurante, chiede inoltre all'Augurato di accettare gli Auguri per un felice (ove l'aggettivo "felice" viene definito tra l'altro - ma non limitatamente - come "gratificante dal punto di vista personale, sentimentale e finanziario e privo di complicazioni di carattere medico, dirette o indirette") anno 2011.
L'Augurante sottolinea che la datazione "2011", è qui considerata come convenzionale, così com'è considerata convenzionale la data del 1° Gennaio come inizio dall'anno, e dichiara il suo assoluto rispetto per altri tipi di datazione legati alle differenti culture religiose e/o laiche di cui l'Augurante riconosce il prezioso contributo allo sviluppo dall'attuale società multietnica.
Augurante e Augurato convengono inoltre su quanto segue:
-Gli Auguri valgono a decorrere dalla data del presente accordo fino al 31 Dicembre 2011, dopodiché dovranno essere esplicitamente rinnovati da parte dell'Augurante.
-Gli Auguri non implicano alcuna garanzia che i voti di "felicità" espressi dall'Augurante trovino un effettivo riscontro nella realtà dell'Augurato, il quale non potrà attribuire all'Augurante alcuna responsabilità civile e/o penale e/o morale per la loro mancata attuazione.
-Gli Auguri sono trasferibili a terzi, purché il testo originale non subisca modifiche o alterazioni. La libera diffusione del testo non implica tuttavia il pubblico dominio del testo stesso, i cui diritti appartengono in ogni caso al detentore del copyright.
-L'Augurante declina ogni responsabilità derivata dall'utilizzo degli Auguri al di fuori dai limiti prescritti; in particolare, l'Augurante declina ogni responsabilità per eventuali danni fisici o morali all'Augurato e/o a persone e/o sistemi informatici a lui collegati, derivati dall'invio degli Auguri mediante E-Mail o qualunque altro metodo di trasmissione, elettronico o di diverso genere, attualmente in uso, in fase di sperimentazione o non ancora inventato.
Cìò stabilito
Buon Natale a felice anno 2011!!!!
Ridotta di 127,50 euro l'indennità dei Consiglieri lombardi
Il Parlamento regionale approva una riduzione di 127,52 euro per le indennità dei consiglieri regionali della Lombardia.
Il PD aveva proposto di tagliare di più.
Ora si parla di una riduzione del 20% ma ci si chiede se questa riduzione ci sarà. Mai.
Il PD aveva proposto di tagliare di più.
“Entro settembre riduzione delle indennità dei consiglieri regionali” Il partito democratico presenta Ordine del giorno in Consiglio. Un ordine del giorno per individuare entro il mese di settembre 2010 le modalità più adatte per ridurre di almeno il 10% l’indennità, i rimborsi di viaggio e la diaria dei consiglieri regionali e dei membri della Giunta. Lo hanno presentato questa mattina i consiglieri regionali del PD, primi firmatari Fabio Pizzul e Giuseppe Civati, dopo che nei giorni scorsi la proposta era stata lanciata con dichiarazioni pubbliche dallo stesso Civati, dal capogruppo del PD in regione Luca Gaffuri e raccolta da diversi esponenti della maggioranza. Anche il presidente Formigoni aveva chiesto di valutare la riduzione dello stipendio senza però specificarne l'entità.
Nell’ordine del giorno si chiede più nel dettaglio di proporre all’attenzione del Consiglio, sempre entro settembre, la soppressione del comma II dell’Art. 2 della Legge Regionale n. 17 del 23 luglio 1996 riguardante il trattamento indennitario dei consiglieri regionali e di valutare la trasformazione del trattamento vitalizio per i consiglieri previsto dalla Legge n. 12 del 20 marzo 1995 in polizza assicurativa.
«Crediamo sia necessario dare un segnale forte, più che simbolico, anche in Lombardia – dicono Pizzul e Civati –, visto che la manovra, per colpa di Berlusconi e Tremonti che non ne hanno voluto rivedere l’impianto, imporrà grandi sacrifici a tutti i cittadini colpendo in modo inesorabile i servizi garantiti da comuni, province regioni».
Ora si parla di una riduzione del 20% ma ci si chiede se questa riduzione ci sarà. Mai.
C'è una sola cosa che paghiamo meno che nel resto d'Europa, l'acqua. Ora in Lombardia verrà privatizzata.
“Il Governo nazionale dà una proroga che consente a tutte le Regioni di aspettare i pronunciamenti della Corte costituzionale, l’indizione del referendum e di fatto una condizione legislativa più chiara. Ma Regione Lombardia, incautamente, con 39 consiglieri su 80, quindi una minoranza, approva la legge sull’acqua”, è il commento di Luca Gaffuri e Fabrizio Santantonio, capogruppo e consigliere regionali del Pd, dopo la votazione di oggi, mercoledì 22 dicembre 2010, in Consiglio regionale. L’opposizione ha fatto fino all’ultimo ostruzionismo e, al momento del voto, ha abbandonato l’Aula. Ma nonostante mancasse evidentemente il numero legale, la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di continuare e di votare il progetto di legge.
“Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale”, continuano Gaffuri e Santantonio.
“Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolta a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi”, concludono gli esponenti del Pd.
“Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale”, continuano Gaffuri e Santantonio.
“Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolta a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi”, concludono gli esponenti del Pd.
giovedì, dicembre 23, 2010
Approvata la riforma dell'università
Oggi è stata approvata la riforma dell'università. Una legge che per ovviare al problema dei concorsi truccati invece di eliminare il trucco elimina il concorso.
Una legge che contiene errori materiali che possono costare posti di lavoro.
Una legge che dà tutto il potere di gestione all'università ai Rettori senza nessuna struttura di controllo reale, perché si sa che i Rettori sono brave persone e che basta un posto in un Comitato Scientifico come digestivo per ogni porcata fatta digerire alle loro università.
Toccherà a noi rimettere a posto questo disastro dopo aver assistito impotenti per qualche anno alla fuga dei migliori verso altri lidi.
Una legge che contiene errori materiali che possono costare posti di lavoro.
Una legge che dà tutto il potere di gestione all'università ai Rettori senza nessuna struttura di controllo reale, perché si sa che i Rettori sono brave persone e che basta un posto in un Comitato Scientifico come digestivo per ogni porcata fatta digerire alle loro università.
Toccherà a noi rimettere a posto questo disastro dopo aver assistito impotenti per qualche anno alla fuga dei migliori verso altri lidi.
Auguri di Buon Natale
I miei auguri di Natale, accompagnati da una riflessione sul Natale (non mia, come si intuisce leggendola) per ricordarci cosa festeggiamo a Natale.
È solo l'ennesima notte di freddo e di insonnia, passata facendo i turni per vegliare il gregge. Una notte uguale a quella del giorno precedente, una notte uguale a quella di domani. In mezzo: loro, i pastori, che cercano di scaldarsi dalla gelida notte della Giudea. Nei loro cuori rabbia, rassegnazione, disincanto, come sono i sentimenti di coloro che hanno speso tutte le energie per sopravvivere. Piccole vite inutili, rottami della storia, residui dell'umanità. Ce n'erano allora, ce ne sono ancora oggi, sempre più numerosi. Uomini e donne dalla vita anonima, sbiadita, inutile, che si sono arresi davanti al mondo competitivo, altri che non hanno mai neanche iniziato a combattere, sapendosi perdenti.I sogni sono finiti, se mai hanno avuto il coraggio di coltivarli. Persone che non finiranno mai in nessuna statistica, in nessuna rivista, in nessun talk show. Bastardi della storia, proprio come i pastori.
E l'angelo appare ai pastori. Non all'imperatore tronfio dei suoi possedimenti, non a Erode che pensa che Dio sia un pericolo per la propria realizzazione, non ai sacerdoti pieni delle loro convinzioni assolute, non alla brava gente di Gerusalemme troppo presa dalle festività imminenti per desiderare veramente la venuta di Dio. Loro, i pastori, non si pongono nemmeno il problema. La maggioranza ha qualche guaio con la legge, nessuno ha il tempo di frequentare una sinagoga, nessuno rispetta il riposo dello shabbat, nessuno sale al tempio appena rifatto tre volte all'anno, non scherziamo. A loro non interessa il Messia, a loro non importa di Dio, né Dio si interessa di loro, ci mancherebbe.
E invece.
Quell'annuncio, quel battaglione di angeli mandato a fare un po' di cinema con tanto di luci sfolgoranti, quel canto che augura la pace, infine, per chi si sente amato da Dio, ribalta ogni prospettiva, stravolge il mondo. Andate a vedere, dice l'angelo, vedrete come segno una mangiatoia. Per voi, non per gli altri, è nato il Salvatore. Per voi che non sapete nemmeno cos'è, la salvezza. Mangiatoia pastori. Come pesce per i pescatori o stoffa per il sarto. Il segno che l'angelo dona ai pastori è ciò che conoscono meglio. Non alza l'asticella: possono incontrare Dio esattamente con ciò che sono, con ciò che conoscono. È Dio che si è fatto loro incontro, senza porre condizioni. E loro vanno, e vedono, e capiscono.
Spiegano alla ragazzina provata dal parto e al suo fidanzato degli angeli. Maria sorride debolmente, Giuseppe non sa che pensare. Dio nasce in un paese lontano, in condizioni di disagio e gli unici che se ne accorgono sono quelli che mangiano pane (poco) e disagio una volta al giorno. Tornano pieni di gioia al loro insopportabile lavoro, i pastori; nessun bel finale: l'odore di sterco è lo stesso, il freddo è ancora pungente. Il loro cuore è cambiato. Ecco Dio, voi che lo aspettate. Ecco Dio, voi che non ne sentite il bisogno. Eccolo, inatteso, sconvolgente, stordente, folle.
domenica, dicembre 19, 2010
Primarie, ricambio generazionale e il programma per vincere
In questi giorni sono successi due fatti che mi hanno lasciato a dir poco perplesso. Il primo è Bersani che apre al terzo polo dicendosi pronto a sacrificare le Primarie. La seconda è Fassino che accetta di candidarsi a Torino.
Entrambe le notizie mi sembrano il sintomo di una malattia grave: la totale mancanza di costruzione di un ricambio. Com'è possibile che tra gli assessori di Torino nessuno possa essere candidabile? Com'è possibile che per trovare un candidato bisogna che arrivi un salvatore della patria di 61 anni? In nessun paese del mondo si inizia un percorso nuovo candidando un 60enne.
I sindaci dovrebbero essere quelli che poi in futuro si dedicheranno (se faranno bene) alla politica nazionale. Non il contrario.
La mancanza di personalità forti è un problema serio. Come a Milano dove si è candidato un architetto esterno al PD. Ma il PD ha una classe dirigente? Sta facendo crescere qualcuno? Perché non investiamo su persone? E non si attacchi col discorso del "momento fondamentale", sono 16 anni che ogni singola elezione è fondamentale e drammatica. Smettiamo di vivere ogni elezione come il giorno del giudizio e iniziamo a pianificare il futuro.
Lo stesso discorso si applica alle elezioni del Parlamento. Il PD deve avere un leader che non tema Vendola o Di Pietro o chi per esso. Abbiamo eletto un segretario, a lui decidere se essere il candidato del PD (come dice lo Statuto) o puntare su un altro. Bersani batterebbe Vendola? Io credo di sì, a patto si presenti con un programma costruito col partito. Un programma che preveda una (una sola) proposta chiara di riforma del mondo del lavoro (di cui si possa dire con esattezza che migliorerà la condizione dei precari potendolo spiegare in due frasi), una proposta di riforma del fisco che preveda la riduzione delle tasse per chi lavora e una lotta spietata all'evasione fiscale. Un programma che prevede una riforma della scuola e dell'università che ripristini livelli di decenza. Un programma che riformi la sanità pubblica e riformi l'assistenza ai disabili con idee chiare, come i progetti di vita indipendente. Un programma che, infine, permetta ai nati dopo il 1970 di avere una vita normale. Non è possibile che avere una famiglia sia una scelta da martiri. Non è possibile che avere una casa propria sia una pretesa assurda. In tutto il resto d'Europa si riesce, deve essere così anche da noi. Non è possibile che in Italia i manager sotto i 50 anni sono il 15% e quelli sopra i 75 anni il 16%.
Il PD può tornare leader e può vincere se presenta un programma contro l'idea che non c’e' futuro. I giovani sono stati depredati del loro futuro. Ora è tempo di restituirlo. Il PD deve dimostrare ai giovani che sbagliano a pensare che di non avere futuro. Anche se al governo ci sono persone squallide, anche se c’è una crisi economica enorme, anche se c’è il nepotismo e si buttano per auto blu i soldi che servirebbe per la ricerca noi dobbiamo trovare un modo credibile di dire come costruiremo un futuro migliore. Io non sopporto la sfiducia verso il futuro e non sopporto i piagnistei di certa sinistra. B. poggia le proprie fondamenta morali su una cultura da sconfitti, vittimista e spaventata, che la maggioranza degli italiani ha ormai fatto propria. E un partito che teme il suo popolo e che esclude sia possibile un ricambio non è l'antidoto a questa mentalità.
Rendiamoci conto che, oltretutto, se devo scegliere tra uno che mi dice che non ho futuro e uno che mi dice che va tutto bene e se mi impegno ce la faccio, è molto probabile che alla fine io voti per quello che mi vende un po’ di ottimismo.
Certo B. mente quando dice che tutto va bene. Ma lo battiamo solo se noi diciamo che anche in questa situazione non ci si deve arrendere arrender e che uniti costruiremo un futuro migliore. E se spieghiamo come in modo chiaro, comprensibile e credibile.
Io ci credo in un futuro migliore. Ho speranza. In Italia non vedo soltanto gli scheletri e le ballerine di B.. Vedo anche tante persone di valore che costruiscono, ogni giorno opportunità per cambiare insieme agli altri.
Dobbiamo parlare a loro. E per farlo dobbiamo scegliere candidati che parlino a loro. Le Primarie obbligano i candidati a girare il territorio per farsi votare. Se scegliamo i candidati con le Primarie quelli dovranno convincere i loro elettori e per farlo li incontreranno. E continueranno a incontrarli anche dopo, per mantenere il consenso. Non è tollerabile che nessuno dei Parlamentari eletti nella mia provincia abbia mai messo piede nel mio Comune. Cosa rappresentano? Che cosa sanno della realtà?
Io credo che o faremo queste cose o regaleremo altri 5 anni di Governo a PDL e Lega. Perché se non faremo così non ci prenderà nessuno sul serio e deluderemo ancora i nostri elettori. E dovremo ricominciare da capo. Perché comunque il mondo non finirà in quei 5 anni. Ricominceremo a lavorare, come sempre, in attesa che la nostra battaglia per portare il futuro nei programmi del PD diventi vincente e si possa tornare a fare le due cose che un partito deve fare per vincere: scaldare i cuori per mobilitare davvero il proprio elettorato e la propria base e fare proposte concrete ed efficaci per ricostruire questo Paese.
Entrambe le notizie mi sembrano il sintomo di una malattia grave: la totale mancanza di costruzione di un ricambio. Com'è possibile che tra gli assessori di Torino nessuno possa essere candidabile? Com'è possibile che per trovare un candidato bisogna che arrivi un salvatore della patria di 61 anni? In nessun paese del mondo si inizia un percorso nuovo candidando un 60enne.
I sindaci dovrebbero essere quelli che poi in futuro si dedicheranno (se faranno bene) alla politica nazionale. Non il contrario.
La mancanza di personalità forti è un problema serio. Come a Milano dove si è candidato un architetto esterno al PD. Ma il PD ha una classe dirigente? Sta facendo crescere qualcuno? Perché non investiamo su persone? E non si attacchi col discorso del "momento fondamentale", sono 16 anni che ogni singola elezione è fondamentale e drammatica. Smettiamo di vivere ogni elezione come il giorno del giudizio e iniziamo a pianificare il futuro.
Lo stesso discorso si applica alle elezioni del Parlamento. Il PD deve avere un leader che non tema Vendola o Di Pietro o chi per esso. Abbiamo eletto un segretario, a lui decidere se essere il candidato del PD (come dice lo Statuto) o puntare su un altro. Bersani batterebbe Vendola? Io credo di sì, a patto si presenti con un programma costruito col partito. Un programma che preveda una (una sola) proposta chiara di riforma del mondo del lavoro (di cui si possa dire con esattezza che migliorerà la condizione dei precari potendolo spiegare in due frasi), una proposta di riforma del fisco che preveda la riduzione delle tasse per chi lavora e una lotta spietata all'evasione fiscale. Un programma che prevede una riforma della scuola e dell'università che ripristini livelli di decenza. Un programma che riformi la sanità pubblica e riformi l'assistenza ai disabili con idee chiare, come i progetti di vita indipendente. Un programma che, infine, permetta ai nati dopo il 1970 di avere una vita normale. Non è possibile che avere una famiglia sia una scelta da martiri. Non è possibile che avere una casa propria sia una pretesa assurda. In tutto il resto d'Europa si riesce, deve essere così anche da noi. Non è possibile che in Italia i manager sotto i 50 anni sono il 15% e quelli sopra i 75 anni il 16%.
Il PD può tornare leader e può vincere se presenta un programma contro l'idea che non c’e' futuro. I giovani sono stati depredati del loro futuro. Ora è tempo di restituirlo. Il PD deve dimostrare ai giovani che sbagliano a pensare che di non avere futuro. Anche se al governo ci sono persone squallide, anche se c’è una crisi economica enorme, anche se c’è il nepotismo e si buttano per auto blu i soldi che servirebbe per la ricerca noi dobbiamo trovare un modo credibile di dire come costruiremo un futuro migliore. Io non sopporto la sfiducia verso il futuro e non sopporto i piagnistei di certa sinistra. B. poggia le proprie fondamenta morali su una cultura da sconfitti, vittimista e spaventata, che la maggioranza degli italiani ha ormai fatto propria. E un partito che teme il suo popolo e che esclude sia possibile un ricambio non è l'antidoto a questa mentalità.
Rendiamoci conto che, oltretutto, se devo scegliere tra uno che mi dice che non ho futuro e uno che mi dice che va tutto bene e se mi impegno ce la faccio, è molto probabile che alla fine io voti per quello che mi vende un po’ di ottimismo.
Certo B. mente quando dice che tutto va bene. Ma lo battiamo solo se noi diciamo che anche in questa situazione non ci si deve arrendere arrender e che uniti costruiremo un futuro migliore. E se spieghiamo come in modo chiaro, comprensibile e credibile.
Io ci credo in un futuro migliore. Ho speranza. In Italia non vedo soltanto gli scheletri e le ballerine di B.. Vedo anche tante persone di valore che costruiscono, ogni giorno opportunità per cambiare insieme agli altri.
Dobbiamo parlare a loro. E per farlo dobbiamo scegliere candidati che parlino a loro. Le Primarie obbligano i candidati a girare il territorio per farsi votare. Se scegliamo i candidati con le Primarie quelli dovranno convincere i loro elettori e per farlo li incontreranno. E continueranno a incontrarli anche dopo, per mantenere il consenso. Non è tollerabile che nessuno dei Parlamentari eletti nella mia provincia abbia mai messo piede nel mio Comune. Cosa rappresentano? Che cosa sanno della realtà?
Io credo che o faremo queste cose o regaleremo altri 5 anni di Governo a PDL e Lega. Perché se non faremo così non ci prenderà nessuno sul serio e deluderemo ancora i nostri elettori. E dovremo ricominciare da capo. Perché comunque il mondo non finirà in quei 5 anni. Ricominceremo a lavorare, come sempre, in attesa che la nostra battaglia per portare il futuro nei programmi del PD diventi vincente e si possa tornare a fare le due cose che un partito deve fare per vincere: scaldare i cuori per mobilitare davvero il proprio elettorato e la propria base e fare proposte concrete ed efficaci per ricostruire questo Paese.
sabato, dicembre 18, 2010
Alla fine...
Alla fine è solo un film. Alla fine è solo una sera. Alla fine è solo una sera in meno. Alla fine è solo una volta in meno con una persona che forse non capiterà nemmeno di rivedere nei prossimi mesi...
Alla fine non è nulla. Non è mai nulla...
Non è mai mai nulla...
Alla fine...
Alla fine non è nulla. Non è mai nulla...
Non è mai mai nulla...
Alla fine...
Un PD da riconquistare
Franceschini fa un discorso che vorrebbe suonare convincente: come nel CLN entrarono tutti per sconfiggere il fascismo, così noi dobbiamo allearci per difendere la democrazia da Berlusconi.
Franceschini a me sembra faccia un parallelo sbagliato. Non mi risulta nel CLN ci fossero esponenti legati in modo ambiguo con la mafia o ex ufficiali della X Mas che improvvisamente si erano scoperti democratici.
E allora che fare? Fuggire dal PD? Per andare dove? Dal poeta esperto di narrazioni che regala soldi al San Raffaele? Dall'urlatore intransigente che porta in Parlamento esperti agopunturisti? O dal comico che si è scoperto profeta?
Non c'è reale alternativa senza il PD e sta a noi riprendercelo, metro a metro.
C'è chi parte da Torino.
Franceschini a me sembra faccia un parallelo sbagliato. Non mi risulta nel CLN ci fossero esponenti legati in modo ambiguo con la mafia o ex ufficiali della X Mas che improvvisamente si erano scoperti democratici.
E allora che fare? Fuggire dal PD? Per andare dove? Dal poeta esperto di narrazioni che regala soldi al San Raffaele? Dall'urlatore intransigente che porta in Parlamento esperti agopunturisti? O dal comico che si è scoperto profeta?
Non c'è reale alternativa senza il PD e sta a noi riprendercelo, metro a metro.
C'è chi parte da Torino.
venerdì, dicembre 17, 2010
Se facessi parte della Direzione Nazionale
Io non faccio parte della Direzione Nazionale, se ne facessi parte il mio intervento sarebbe questo:
“Vorrei oggi proporre una modifica allo Statuto, vorrei diventasse obbligatorio che prima di ogni decisione o dichiarazione ufficiale si debba chiedere il parere (non vincolante, per carità) di una persona per bene che non è professionista della politica. Vorrei prima di ogni votazione guardassimo negli occhi una persona non abituata alle regole della politica e ascoltassimo la sua reazione di fronte a ogni proposta. Questo ci potrebbe aiutare a capire che effetto avranno le nostre decisioni sulle persone normali per bene. Perché è di loro che ci deve importare. Solo loro che ogni giorno mandano avanti questo Paese ed è loro che dobbiamo rappresentare. E sono lopro che col loro voto decideranno se il PD tornerà a governare o no.
Ma come si fa a spiegare alla gente, quella normale, che è necessario ignorare lo Statuto che ci si è dati da soli per vincere le elezioni? Come può una persona per bene fidarsi di chi si dà delle regole e meno di un anno dopo decide di ignorale? Non è uno dei problemi più grossi del nostro Paese il fatto che le leggi non vengono rispettate o che vengono cambiate ad personam? Non è contro questa abitudine che il PD deve combattere una delle battaglie più importanti? Il primo passo per riuscirci è cominciare ad essere per primi il cambiamento che si vuole vedere accadere. Dobbiamo rispettare lo Statuto perché il rispetto delle regole è esattamente ciò che vogliamo diventi normale in Italia. Se non lo facciamo noi per primi come possiamo essere credibili? O come possiamo chiedere alle persone oneste di fidarsi?
Come si può pensare possa nascere qualcosa di buono facendo compromessi con chi ha votato e voterà una riforma universitaria che distrugge le speranze dei giovani? E cosa penseranno i giovani di questo accordo con chi li costringe per avere un futuro a emigrare? Cosa penseranno i genitori di questi giovani? Che penseranno le persone per bene?”
“Vorrei oggi proporre una modifica allo Statuto, vorrei diventasse obbligatorio che prima di ogni decisione o dichiarazione ufficiale si debba chiedere il parere (non vincolante, per carità) di una persona per bene che non è professionista della politica. Vorrei prima di ogni votazione guardassimo negli occhi una persona non abituata alle regole della politica e ascoltassimo la sua reazione di fronte a ogni proposta. Questo ci potrebbe aiutare a capire che effetto avranno le nostre decisioni sulle persone normali per bene. Perché è di loro che ci deve importare. Solo loro che ogni giorno mandano avanti questo Paese ed è loro che dobbiamo rappresentare. E sono lopro che col loro voto decideranno se il PD tornerà a governare o no.
Ma come si fa a spiegare alla gente, quella normale, che è necessario ignorare lo Statuto che ci si è dati da soli per vincere le elezioni? Come può una persona per bene fidarsi di chi si dà delle regole e meno di un anno dopo decide di ignorale? Non è uno dei problemi più grossi del nostro Paese il fatto che le leggi non vengono rispettate o che vengono cambiate ad personam? Non è contro questa abitudine che il PD deve combattere una delle battaglie più importanti? Il primo passo per riuscirci è cominciare ad essere per primi il cambiamento che si vuole vedere accadere. Dobbiamo rispettare lo Statuto perché il rispetto delle regole è esattamente ciò che vogliamo diventi normale in Italia. Se non lo facciamo noi per primi come possiamo essere credibili? O come possiamo chiedere alle persone oneste di fidarsi?
Come si può pensare possa nascere qualcosa di buono facendo compromessi con chi ha votato e voterà una riforma universitaria che distrugge le speranze dei giovani? E cosa penseranno i giovani di questo accordo con chi li costringe per avere un futuro a emigrare? Cosa penseranno i genitori di questi giovani? Che penseranno le persone per bene?”
Pippo su primarie e terzo polo
Sono tristemente d'accordo con Pippo:
E di quello che ne rimane. Perché il presente non è un attacco a Bersani (non mi interessa, né mi appassiona), ma una difesa del Pd. Ed è anche l'ultima, perché passare per «mentecatti» va bene, ma c'è un limite a tutto. E ci sono tante cose da fare nella vita, che premono e che urgono, oltre a seguire le evoluzioni del Pd (che poi non lo sono, perché l'unica evoluzione di questi mesi è stata quella di perdere voti, un terzo, secondo i sondaggi).
Dal «Vieni via con me» di sabato siamo passati al «Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?».
Perché l'intervista di oggi su Repubblica, insieme alle dichiarazioni del vice di ieri (che ha una vice-linea ormai da mesi), confondono il nostro elettorato e fanno pensare che se c'è qualcuno che se ne sta andando dal Pd, questo qualcuno sia rappresentato proprio dai suoi vertici.
Due cose da notare prima delle altre: il Terzo polo non è (ancora e chissà se lo sarà mai) una formazione politica, non si sa esattamente di quanti voti disponga in Parlamento (nel Consiglio regionale della Lombardia, invece, lo si sa: solo quelli dell'Udc), non pare si voglia alleare con il centrosinistra (così ha detto Fini domenica scorsa e Casini non si è mai espresso chiaramente, perché non lo può fare, per ragioni statutarie) e non pare ci possa consentire di costruire il governo tecnico che stiamo inseguendo da mesi (alla Camera non c'è una maggioranza alternativa e al Senato le cose vanno anche peggio). Dal punto di vista elettorale, poi, le chimere sono sempre problematiche, perché si perdono voti da tutte le parti, a destra e a manca.
Non si capisce che cosa faremmo con questa alleanza, dall'Anpi a Salò, come ha scritto qualcuno (altro che Cln), né cosa diremo sull'economia, sull'università, sul lavoro (perché Marchionne è un affamatore di popoli, invece quegli altri sono sinceri democratici), sul precariato, sull'acqua, sulla sicurezza, sul nucleare, sui diritti civili e, nemmeno, su quel sistema elettorale di cui si parla da mesi, per cui era nato un gruppo di lavoro che non ha trovato una sintesi, nonostante l'enfasi politica con la quale era stato accompagnato.
Non si capisce perché lo schema dovrebbe essere lo stesso del 2006, solo che qui c'è l'aggravante che l'Unione è semplicemente più allargata di prima. «Tutti contro B»: così abbiamo sempre perso, alle elezioni o subito dopo. Tranne una volta: quando sapemmo esprimere un leader (ma a Bersani, a cui la leadership non interessa, liquida la questione parlando di «organigramma») e un progetto per il Paese, credibile e coerente.
E poi le primarie da riformare (dopo che sono già state riformate, tra l'altro, sei mesi fa): si vota in molte città strategiche e, proprio ora, si mettono in discussione le primarie. La verità sembra a tutti (elettori e commentatori) un'altra: a Milano è andata come sapete, a Torino è stato bruciato il candidato che doveva tenere insieme tutti (e li teneva insieme), a Bologna, dopo varie vicissitudini, il Pd non sembra convinto dei candidati che sono in campo, a Napoli non parliamone. Paura di perdere, si chiama, quando, almeno a Bologna e Torino il centrosinistra dovrebbe vincere facilmente. A Napoli no, perché in questi anni non si è fatto nulla per cambiare direzione.
In questi mesi, con questa strategia, siamo arrivati al 23% e con questa mossa scenderemo ancora, per poi dire che il Pd al 20% non basta. E che bisogna allearsi con «tutti tranne B».
Per difendere il Pd, sarebbe semplice fare alcune cose:
Un elettore su tre se n'è già andato (per non parlare degli iscritti). Recuperare milioni di persone potrebbe essere la nostra priorità, politica ed elettorale. Perché per vincere, lo sanno tutti, in tutto il mondo, bisogna motivare i propri elettori e i nostri, tantissimi, dal Pd sono passati al Pda, il partito dell'astensione. Si era detto al Congresso che ci voleva un partito più strutturato: a un anno di distanza, il partito è meno strutturato di prima. Un bel record.
C'è bisogno di chiarire i rapporti con Vendola e Di Pietro, cercando occasioni pubbliche e trasparenti in cui precisare che cosa si intende fare insieme, dimostrando responsabilità, esattamente come facciamo in tutte le amministrazioni in cui insieme governiamo, da anni, ormai, a meno di non voler mettere in discussione anche quelle, già che ci siamo.
Rispettare le linee congressuali: perché chi ha vinto il Congresso, difendeva il bipolarismo e le primarie e sosteneva che i nostri sospetti fossero malevoli. E invece non erano malevoli e, a questo punto, nemmeno sospetti.
Chiarire il concetto di «moderato», perché nel Pd di «moderati» ce ne sono già molti e questa rappresentazione di un Pd quale espressione della sinistra tout court, che qualcuno continua a rilanciare, li mette in difficoltà. Anche perché non è vera e diventerà realistica solo se proseguiremo con questo andazzo.
Estendere le primarie alla scelta dei parlamentari, spiegando ai cittadini che cosa vuol dire, perché il Pd era nato per dare parola agli elettori e non solo ai vertici. E vale per questo e per altri discorsi degli ultimi mesi.
Presentare una proposta di legge elettorale compiuta, da discutere pubblicamente con tutti quanti.
Lo «schema Puglia», che qualcuno rivendica con orgoglio (!), ci ricorda che per vincere bisogna disarticolare le destre. Se il Terzo polo si costituirà e si vorrà presentare alle elezioni, sarà una buona notizia. Se vorrà venire con noi (cosa di cui è lecito dubitare), facciamo in modo che siano loro a chiedercelo, alla fine, e non noi, all'inizio, mettendoci in una posizione ancillare che sconfessa le stesse ragioni per cui il Pd è stato concepito. E valutiamo se questa alleanza risponde all'esigenza di cambiamento che dovrebbe essere la nostra unica ragione di vita.
Perché qualcuno dice che il Pd non esiste più. E, dopo l'intervista di oggi, non ha tutti i torti.
mercoledì, dicembre 15, 2010
I politici non sono tutti uguali: la storia di Marco Fedi
Marco Fedi è stato eletto nella circoscrizione Oceania. Non sta bene. Non sta proprio bene. E i medici due giorni fa gli avevano caldamente sconsigliato di partire per venire a votare la sfiducia al governo. Anzi avevano espresso un parere nettamente contrario. Lui è partito lo stesso. Ha fatto un giorno intero di viaggio. Ha votato ed è ripartito per tornare a curarsi, di corsa, perché l'Australia non è dietro l'angolo. Anche questa è la politica. Per fortuna.
martedì, dicembre 14, 2010
domenica, dicembre 12, 2010
"La Lega? È anti-cattolica". Parola di Monsignor Canobbio
Da Brescia Oggi:
Fra Lega e cattolicesimo c'è una contraddizione in termini, che rende non immaginabile qualunque sorta di «benedizione» ecclesiastica verso il Carroccio. Non è questione di ronde o soli delle Alpi, bonus etnici o «bianchi natali». Fra Lega e cattolicesimo c'è una incompatibilità radicale. A dirlo è una delle voci più autorevoli della Chiesa bresciana (e non solo): [...] mons. Giacomo Canobbio, delegato vescovile per la pastorale della cultura, su «Missione Oggi». Canobbio, già presidente dell'Associazione teologi italiani
[...]
Quello che viene respinto è l'uso politico delle tradizioni da parte di leader che «solo facendo leva su un'idea di identità statica possono alimentare la paura delle persone e quindi raccogliere ampi consensi, poi utilizzati per difendere le proprie proposte».
Il modello evangelico va in tutt'altra direzione: «Appare chiaro - scrive Canobbio - che il criterio dei discepoli di Gesù non è la reciprocità, la cui mancanza molte volte è addotta come legittimazione del rifiuto di luoghi di culto per i musulmani, ma la gratuità».
E l'incompatibilità diviene ancora più radicale se si guarda al concetto di cattolicità: «"Cattolico" - spiega il teologo - è persona aperta al tutto, affinchè questo lo pervada e lo arricchisca. "Cattolico" è colui che non si costituisce in nessun modo misura della realtà che accoglie. Per questo non c'è preclusione per nulla e per nessuno nell'animo del cattolico». Il «tradizionalismo» sbandierato dalla Lega è spiazzato. «Tutto è dinamismo dove si confessa la cattolicità. Il cattolico non vive rivolto al passato se non per aprirsi al presente». Negata l'idea di «cattolicesimo» come «chiusura», Canobbio incalza: «Le barriere erette per salvaguardare la propria identità, lo sguardo inquisitore, la condanna degli altri sono il sintomo di una malattia. Si potrebbe dire che questa consiste nella grettezza, figlia della paura, la quale conduce a vedere nemici là dove ci sono persone diverse, smarrimento della verità là dove si affermano aspetti differenti di questa».
Dunque il leghismo come «malattia» del cattolicesimo? Canobbio vuole evitare demonizzazioni. Evoca piuttosto delle «correzioni». «Ciò soprattutto quando si pretende di farsi paladini del cattolicesimo negandone di fatto il senso, e non solo mescolando improbabili riti celtici, ma pure riducendone il significato a pura tradizione culturale».
Insomma: «Non si nascondono i problemi che visceralmente il movimento leghista mette in evidenza. Si vorrebbe solo ricordare che il modo di risolverli non può ricevere la benedizione dei rappresentanti di una Chiesa che si riconosce "cattolica"».
Federalismo e Sanità
Un'inchiesta di Altroconsumo ci dice che:
A cosa è dovuto tutto ciò?
Se avessimo un Governo vero...
La sanità in Italia non è uguale per tutti. [...] Fare un prelievo in una struttura pubblica o convenzionata del Lazio costa solo 52 centesimi, ma la stessa analisi eseguita in un laboratorio delle Marche viene pagata dal paziente 6 euro e 20 centesimi. Poco meglio va per i controlli dal ginecologo: le donne umbre, se la cavano con 16 euro a visita, ma le loro amiche piemontesi - per la stessa prestazione - sono chiamate a sborsarne più di 30 (l'aumento è del 82 per cento). E la radiografia del polso? In Veneto ve la fanno per 28 euro, ma se siete disposti a fare qualche chilometro e a varcare il confine con l'Emilia Romagna pagherete la metà.
[...]
E non è detto che nelle classifiche dei prezzi, il Sud sia sempre maglia nera: in realtà, riguardo agli esami di laboratorio la palma della regione più esosa va alle Marche, che però diventa la più virtuosa quanto a visite ed esami diagnostici. Campi in cui le tariffe più alte si registrano invece in Piemonte, Friuli e Veneto.
A cosa è dovuto tutto ciò?
Al federalismo sanitario che - per le prestazioni elencate nel cosiddetto "nomenclatore tariffario" - attribuisce alle singole regioni la possibilità di fissare i livelli di prezzo (spesso negoziati con i laboratori privati convenzionati) cui le strutture devono attenersi. Per ciascuna analisi prevista da quell'elenco il Servizio sanitario nazionale versa una "tariffa massima", sforare quella quota vuol dire far pesare il maggior costo sui bilanci pubblici e quindi sui cittadini. Non solo: dal 2002, grazie ai Lea (i livelli di assistenza minima) le prestazioni riconosciute dal Servizio sanitario sono diminuite. Ma le regioni che vogliono farlo possono aumentare i servizi offerti coprendo i maggiori costi con risorse proprie. Ciò ha fatto sì che la rosa delle tariffe applicate si sia ulteriormente ampliata.
Se avessimo un Governo vero...
Il ministero della Salute "dovrebbe monitorarne l'andamento, appurare le cause delle anomalie, intervenire" e "in nome del diritto alla trasparenza, informare i cittadini".
sabato, dicembre 11, 2010
Padroni a casa nostra: da Lazzate gli ordini alla Lega di Misinto
Leggo sul sito della Lega Nord Lazzate che a Misinto la Lega Nord lascia Nuovi Orizzonti dopo la decisione del Comune di vendere l'asilo nido.
Mi viene da chiedermi dov'era il consigliere della Lega mentre si votava il taglio dei finanziamenti all'asilo nido. Dov'era quando la consigliera di minoranza Luisella Monti presentava le sue interpellanze chiedendo garanzie per l'asilo? Perché ha sempre votato a favore di tutte le misure che nel tempo hanno portato a questo risultato? Non c'erano allora ordini da Lazzate e non sapeva che fare?
Avrei un'altra domanda per i leghisti misintesi: perché l'annuncio è dato dal sito di Lazzate e perché gli ordini lì dà il senatore Monti? Forse che il motto "Padroni a casa nostra" significa che il Cesarino Monti e qualche altro gerarca leghista si sentono padroni a casa nostra?
Mi chiedo anche se durerà questa divisione fino al 2014 o se torneranno a fare una lista unica per vincere a qualsiasi costo e poi litigare sulla pelle della gente.
Mi viene da chiedermi dov'era il consigliere della Lega mentre si votava il taglio dei finanziamenti all'asilo nido. Dov'era quando la consigliera di minoranza Luisella Monti presentava le sue interpellanze chiedendo garanzie per l'asilo? Perché ha sempre votato a favore di tutte le misure che nel tempo hanno portato a questo risultato? Non c'erano allora ordini da Lazzate e non sapeva che fare?
Avrei un'altra domanda per i leghisti misintesi: perché l'annuncio è dato dal sito di Lazzate e perché gli ordini lì dà il senatore Monti? Forse che il motto "Padroni a casa nostra" significa che il Cesarino Monti e qualche altro gerarca leghista si sentono padroni a casa nostra?
Mi chiedo anche se durerà questa divisione fino al 2014 o se torneranno a fare una lista unica per vincere a qualsiasi costo e poi litigare sulla pelle della gente.
Comunicato stampa: A Misinto la Lega Nord lascia Nuovi Orizzonti
Riporto il comunicato stampa della Lega Nord in cui dichiara di lasciare Nuovi Orizzonti.
A Misinto la Lega Nord lascia Nuovi Orizzonti
dopo la decisione del Comune di vendere l'asilo nido
La Lega Nord prende formalmente le distanze dalla giunta di Misinto e non garantisce più il proprio sostegno politico alla lista di maggioranza Nuovi Orizzonti, con la conseguente richiesta di rimozione del proprio logo dal simbolo della lista civica.
Si vuole così manifestare l'aperto dissenso sull'atteggiamento mantenuto dall'Amministrazione comunale di Misinto nella vicenda dell'asilo nido fino alla proposta di vendita al Comune di Lazzate, che ha il diritto di prelazione.
Una decisione quest'ultima che non è stata assolutamente concordata all'interno del gruppo di maggioranza nel quale la Lega è rappresentata e che la stessa Lega ha contribuito significativamente a far vincere alle ultime elezioni. Una decisione che è probabilmente il compimento di un piano portato avanti in autonomia dall'assessore ai Servizi sociali Fabrizio Sala e dal sindaco Enrico Zanotti e che la dice lunga sulla volontà degli stessi di salvaguardare il servizio pubblico a favore delle famiglie di Misinto.
Credevamo che fosse necessario più tempo, mentre invece in poco più di 3 mesi le reali intenzioni di Sala e Zanotti sono state smascherate: per loro l'asilo nido era solo un bene immobile, quel “mattone” che pare essere un'idea fissa di questa maggioranza, con cui provare a far cassa.
Altro che “il partito del fare”, altro che tutela delle famiglie o addirittura, dei posti di lavoro, come ci è capitato di dover sentire ad agosto dal vicesindaco Sala, quando la vicenda, di fatto completamente nelle sue mani, stava già avviandosi verso il triste epilogo, prendendo in giro genitori di Misinto, genitori di Lazzate e Comune di Lazzate.
Adesso è tutto molto più chiaro e crediamo che tutti possano finalmente capire chi ha voluto chiudere l'asilo nido, chi lo ha materialmente chiuso e anche perchè. Quello manifestato dalla giunta comunale di Misinto ed in particolare da chi ha gestito in prima persona questa vicenda, è un atteggiamento inaccettabile che denota totale mancanza di senso di responsabilità di fronte al quale la Lega Nord non può che chiamarsi fuori e denunciarne la scorrettezza, lasciando ai cittadini di Misinto il giudizio.
Da parte nostra non possiamo fare a meno di evidenziare le contraddizioni e la totale incoerenza del modo di operare che alle tante parole vuote non aggiunge atti concreti conseguenti o, come dimostra clamorosamente questa vicenda, a parole dice delle cose e con gli atti si muove in maniera totalmente opposta.
Nuovi Orizzonti è proprio “il partito del fare”... danni
mercoledì, dicembre 08, 2010
Immigrati accusati ingiustamente
Quando viene commesso un reato il primo sospettato è sempre uno straniero. Alla cosa viene dato grande risalto da TV e giornali e questo contribuisce a creare nella testa delle persone l'idea che gli Italiani sono minacciati dagli stranieri. Quando poi si scopre che lo straniero era accusato ingiustamente TV e giornali non riportano la notizia con la stessa enfasi (il che contribuisce a lasciare l'idea della pericolosità dello straniero nella testa della gente).
Il Post ci racconta i casi a cui è stato dato maggior risalto mediatico:
Il Post ci racconta i casi a cui è stato dato maggior risalto mediatico:
Mohammed Fikri a Brembate di Sopra, Bergamo
È il caso più recente, quello della scomparsa della tredicenne Yara Gambirasio. Fikri è un ragazzo marocchino arrestato nei giorni scorsi. Due gli indizi sul suo conto. Un’intercettazione telefonica in cui avrebbe detto “Che Allah mi perdoni, io non l’ho uccisa” e un biglietto per la Tunisia che proverebbe il tentativo di fuga. Durante la permanenza di Fikri in carcere, a Brembate alcune persone hanno esposto cartelli razzisti contro i marocchini. Dopo pochi giorni è venuto fuori che il viaggio in Tunisia era stato prenotato molto tempo fa e concordato col datore di lavoro di Fikri. E che la traduzione della frase di Fikri – che comunque diceva di non avere ucciso la bambina – era del tutto errata: l’uomo aveva detto semplicemente “Allah, per favore, fa che risponda”. Tra l’altro, la legge italiana prevede che le intercettazioni non possano essere utilizzate come prove, bensì come mezzi per la ricerca delle prove. Fikri è stato scarcerato oggi.
Azouz Marzouk a Erba, Como
L’11 dicembre del 2006 scoppia un incendio in un appartamento, a Erba. I pompieri arrivano e trovano quattro cadaveri e un uomo ferito gravemente. I cadaveri appartengono a Raffaella Castagna, sua madre Paola, suo figlio Youssef, la vicina di casa Valeria. L’uomo ferito è il marito di Valeria, Mario Frigerio, accoltellato alla gola. Le indagini e i sospetti si dirigono verso Azouz Marzouk, tunisino, padre di Youssuf e marito di Raffaella Castagna. Marzouk ha precedenti per spaccio di droga, è uscito dal carcere con l’indulto e non si trova in circolazione: per giorni è il sospettato numero uno, nel consueto clima di caccia all’immigrato. In realtà Marzouk al momento del reato si trovava in Tunisia, e da lì torna precipitosamente in Italia e i carabinieri confermano il suo alibi. Pochi giorni dopo, grazie alla testimonianza di Frigerio, i vicini di casa Olindo Romano e Rosa Bazzi vengono arrestati e accusati di omicidio plurimo pluriaggravato. Saranno condannati in primo grado e in appello.
I rom a Nocera Inferiore
Il 7 giugno di quest’anno un neonato viene rapito all’ospedale “Umberto Primo” di Nocera Inferiore: una donna si traveste da infermiera e porta via con una scusa Luca Cioffi, nato appena poche ore prima. Per buona parte del pomeriggio diversi giornali raccontano che la pista sulla quale stanno investigando i poliziotti porta a una o due donne di etnia rom. “Caccia a due donne rom su Fiat Verde”, scrive l’AGI. “Si cerca una Fiat Punto di colore verde con due donne rom a bordo”, scrive il Tempo. Diversi altri siti di notizie rilanciano la notizia, e i principali giornali italiani titolano sulla “caccia a due donne rom”. A mezzanotte i poliziotti fanno irruzione in un appartamento poco distante dall’ospedale, ritrovano Luca Cioffi e arrestano la donna responsabile del suo rapimento. Si chiama Annarita Buonocore, è una donna bianca di nazionalità italiana e fa effettivamente l’infermiera, ma in altro ospedale di Nocera.
Patrick Lumumba a Perugia
Meredith Kercher viene uccisa la notte tra l’1 e il 2 novembre del 2007, nell’appartamento che divideva con altre tre ragazze. I primi sospetti si dirigono sull’americana Amanda Knox, poi condannata in primo grado, e su Patrick Lumumba, un uomo congolese proprietario del locale dove lavorava la stessa Knox. È lei ad accusarlo e dire di averlo visto sul luogo del delitto. Gli inquirenti considerano attendibile la testimonianza a causa della traduzione errata di un SMS di Lumumba, che scrive a Knox “see you later”. Gli inquirenti lo traducono come “ci vediamo dopo”, sostenendo che quella frase prova che i due si sono già incontrati. In realtà si trattava di un generico “ci vediamo”. Lumumba rimane in carcere per quattordici giorni, al termine dei quali viene rilasciato e sollevato da ogni accusa. Lo Stato lo ha risarcito con otto mila euro, lui ha fatto ricorso.
Adel Ben Slimen a Sanremo
Adel Ben Slimen ha 34 anni, si è diplomato in Tunisia in economia aziendale ed è arrivato clandestinamente in Italia nel 2002. Tra il 2003 e il 2004 la polizia arresta un frequentatore della moschea di Sanremo, la stessa di Ben Slimen, sospettato di collaborare con organizzazioni estremiste e violente. Gli inquirenti decidono di indagare su altri frequentatori della moschea e mettono sotto controllo, tra gli altri, anche il telefono cellulare di Adel Ben Slimen. Una sua intercettazione però viene tradotta male. Lui chiede ai suoi familiari «se la sua carta d’identità è pronta», chiede se «gli possono inviare anche dolci locali» e poi, tornando sulla carta d’identità, dice la parola “Vergina” e fa un verso, tipo un brooom. Secondo gli inquirenti sta chiedendo di avere delle carte di identità vergini, da compilare. Il 20 novembre 2007, due anni dopo la telefonata incriminata, Adel viene arrestato e portato in carcere, in attesa del processo. Solo per quella parola, “Vergina”, e il rumore fatto al telefono: gli inquirenti non troveranno nient’altro. Resterà in carcere per due anni, otto mesi e due giorni. Insieme all’arresto gli viene notificata l’espulsione. Durante il processo l’accusa per terrorismo svanisce, mostrandosi del tutto inconsistente. La parola “Vergina” in arabo non esiste. Adel Ben Slimen faceva riferimento a una nota bevanda locale, una specie di gassosa, e faceva il verso brooom perché aveva visto la pubblicità sulle macchine della formula uno. Rimane il decreto ingiuntivo di espulsione per clandestinità. Dall’8 luglio di quest’anno Adel Ben Slimen è tornato a essere prigioniero, non della prigione ma del CIE di Torino. Se dovesse essere rimpatriato, potrebbe toccargli una sorte ancora peggiore: le persone accusate di reati connessi al terrorismo in Tunisia vengono sottoposte a torture e a lunghe carcerazioni.
Kelum Da Silva a Rignano Flaminio, Roma
È la storia dei presunti abusi sessuali delle maestre di un asilo sui propri alunni. Questo Da Silva finì in una cella del carcere romano di Rebibbia in seguito ad un paio di testimonianze di alcuni genitori di Rignano Flaminio. Da Silva venne iscritto nel registro degli indagati per essere l’uomo che guidava la macchina che avrebbe trasportato i bambini della Olga Rovere fino alle case degli orchi. E le testimonianze chiave riportate ai Carabinieri di Bracciano si riferiscono a due incontri in particolare: nel primo un genitore, avvicinandosi alla pompa di benzina dell’Agip, avrebbe riconosciuto “l’uomo nero” quando il bambino, da dentro la macchina, si sarebbe rivolto al cingalese di colore dicendo: “Cattivo, cattivo, uomo nero”. La seconda testimonianza riguardava le affermazioni di un genitore che aveva notato che “la sua bambina salutava Maurizio con sorrisetti e occhiate da fidanzatina”. Più avanti, dopo che il benzinaio uscì di galera, si scoprì che, nonostante fosse piuttosto nero, Da Silva non si chiamava Maurizio, non aveva il codino, non aveva la patente e soprattutto non c’entrava niente con quell’indagine.
Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz a Roma
I loro nomi oggi forse non vi dicono nulla, ma l’espressione “stupro della Caffarella” dovrebbe invece dirvi qualcosa di più. Il 14 febbraio del 2009 una ragazzina viene stuprata nel parco della Caffarella, a Roma. Pochi giorni dopo vengono arrestati Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz, due cittadini romeni. Uno viene soprannominato dalla stampa “faccia da pugile”. Un mese dopo, il test del DNA dimostrerà l’innocenza dei due. Qualche tempo dopo saranno arrestati i due responsabili, poi condannati: i romeni Oltean Gavrila e Jean Jonut Alexandru.
Osas Friday a Francavilla Fontana, Brindisi
Lo scorso agosto il consigliere comunale del PdL Benedetto Proto presenta una denuncia alla polizia, accusando un uomo di cittadinanza nigeriana, Osas Friday, di averlo aggredito e minacciato con un coltello. Friday viene arrestato e rimane in carcere per nove giorni. Lo scagiona la testimonianza di una donna, una panettiera, che racconta la reale versione dei fatti: Friday era solito chiedere l’elemosina davanti al panificio e aveva un buon rapporto con i proprietari dell’attività commerciale. Il consigliere del PdL gli si avvicina e gli intima di allontanarsi. Friday lo fa, ma prima entra in panetteria per cambiare gli spiccioli, come tutti i giorni. Quando esce dal negozio si trova di fronte il consigliere e due vigili urbani, e scappa. La pattuglia lo arresta sulla base di quanto denunciato da Proto, che dice di essere stato aggredito con un coltello. Serafina Latartara, la panettiera, dirà in aula: “Ho seguito tutta la scena, il ragazzo non aveva nessun coltello, ha svuotato le tasche nel mio negozio dove gli ho cambiato gli spiccioli e regalato una focaccia, come faccio ogni giorno”. Friday è stato assolto con formula piena e ha ricevuto in aula le scuse del pubblico ministero. Subito dopo il processo il consigliere comunale del PdL si è dimesso.
Medhi ad Anzola, Bologna
Siamo nel settembre del 2006. Una ragazzina di dodici anni confessa ai genitori di essere stata violentata da un marocchino. La giovane dice di essere stata avvicinata da un gruppetto di quattro o cinque sconosciuti in un parco pubblico e di essere stata costretta a un rapporto sessuale. I militari arrestano un marocchino di 20 anni, con l’accusa di violenza sessuale aggravata: risalgono a lui sulla base della descrizione del suo abbigliamento fatta dalla vittima, cioè una maglietta nera Dolce e Gabbana. Gli accertamenti clinici escludono che la ragazza sia stata violentata. Non si trovano altre prove a carico di Mehdi, che viene rilasciato il giorno dopo quando la ragazzina ammette di essersi inventata tutto. Fuori dal carcere, Mehdi se la prenderà molto con quelli che stavano fuori, compresi i suoi connazionali.
Abdelmijd Mahraoui a Roma
Abdelmijd Mahraoui ha quarant’anni ed è in Italia dal 1995, con un lavoro regolare e un permesso di soggiorno. Il 24 febbraio del 2009 viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale, accusato da una donna. Passa dieci mesi in carcere, poi viene scarcerato. A marzo del 2010 viene assolto con formula piena. Nel frattempo però ha perso il lavoro e non ha potuto rinnovare il permesso di soggiorno. Finisce in una specie di limbo: le autorità ritirano il decreto di espulsione, ma trovandosi senza permesso di soggiorno non è più regolare e non può più trovare un lavoro regolare.
Adriana Vasilica Iacob ad Albano Laziale, Roma
Nel gennaio del 2008 Paola Iori, 81 anni, viene trovata morta nella sua abitazione. La sua badante, la rumena Adriana Vasilica Iacob, viene arrestata con l’accusa di omicidio volontario. I giornali scrivono che ha “picchiato a morte” Paola Iori, che effettivamente riporta alcune fratture. Adriana Vasilica Iacob si dice innocente. Non ci sono prove a sostegno della tesi per cui l’autrice dell’aggressione sarebbe Iacob, ma i vicini di casa dichiarano che le due donne avevano spesso dei diverbi. La rumena viene condannata in primo grado. Durante il processo di appello la difesa chiede che venga effettuata un’autopsia sul corpo di Paola Ieri. Emerge quindi che la donna è morta a causa di un infarto e che si era procurata le fratture cadendo in casa. Dopo due anni e otto mesi di carcere, Adriana Vasilica Iacob è stata scagionata da ogni accusa e scarcerata.
Renzi ad Arcore
La lettera con cui Renzi spiega che è andato a Arcore come sindaco per ricordare al Premier gli impegni presi verso Firenze. Può un sindaco dopo aver chiesto un appuntamento al Capo del Governo non andarci? Può un sindaco penalizzare la sua città rifiutandosi di parlare al Capo del Governo? A me ciò che dice Renzi sembra più che sensato.
Ieri ho incontrato Silvio Berlusconi, che mi ha gentilmente fissato l'appuntamento che gli avevo chiesto qualche settimana fa. Ho chiesto al Presidente del Consiglio di mantenere gli impegni per Firenze che il PDL si era preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Per me un impegno in campagna elettorale va rispettato, sempre. Dieci giorni fa ho corso persino una Maratona per dimostrarlo (e ancora mi fanno male le gambe, ma avevo dato la mia parola).
Se il Governo vuole mantenere gli impegni, l'occasione più logica è il decreto mille proroghe che va in votazione a stretto giro: non sarà una legge speciale, ma potrebbe esserci un gesto di attenzione per Firenze. Nulla ci è dovuto, ma in tutte le campagne elettorali (politiche 2008, comunali 2009, regionali 2010) il centrodestra ha speso parole e promesse, davanti ai fiorentini e a tutti i media locali. Io non mi fermo all'ideologia, io voglio vedere se mantiene la parola. Se il Governo non vuole mantenere gli impegni potrò dire ai fiorentini che ci ho provato davvero, fino alla fine, senza guerre ideologiche e con la concretezza di un amministratore che si occupa dei suoi asili e dei suoi centri anziani.
Giusto o sbagliato, questo è il mio Paese. Lotterò fino all'ultimo giorno di campagna elettorale perché il centrosinistra torni a vincere, torni a sperare, torni a sorridere. Perché il Governo cambi. E lo farò giocandomi fino in fondo. Ma non sarò mai tra quelli che vivono di nemici e che gridano ai complotti. Finché il Governo è guidato da Berlusconi, io parlo con lui e con i suoi ministri. Anche quelli con cui faccio una fatica terribile...
Le ricostruzioni dei giornali sono molto divertenti: Berlusconi non mi ha detto che gli assomiglio né abbiamo parlato di rottamazione, come è ovvio. Abbiamo discusso delle questioni concrete che riguardano Firenze.
Qualcuno mi ha detto che non dovevo andare ad Arcore. Io gli incontri istituzionali del Comune li faccio in Palazzo Vecchio. Se il premier invece riceve nella sua abitazione, io vado nella sua abitazione e alla fine ringrazio dell'ospitalità. Vorrei essere chiaro: per Firenze, che è la mia città, quella per la quale ho giurato sulla Costituzione di fare bene il mio lavoro, io vado ad Arcore anche tutti i giorni se serve.
Buona giornata a tutti.
Matteo
lunedì, dicembre 06, 2010
The Week
Un estratto dall'ultimo numero di "The Week", il settimanale per chi è nato dopo l'1 Gennaio 1970. Mio personale parere: val la pena abbonarsi.
Un operaio trentenne prende mediamente 21.332 euro lordi l’anno. Un operaio cinquantenne ne prende 30.555, quasi il cinquanta per cento in più. Disparità ancora più evidente: un operaio appena assunto con meno di ventiquattro anni di età prende mediamente 19.217 euro lordi l’anno; un operaio cinqantacinquenne 31.873 euro, poco meno del sessanta per cento in più. Persino tra i dirigenti di fascia molto alta nelle aziende un quarantenne brillante può sperare di portare a casa mediamente 99.746 euro lordi l’anno, il suo pari grado ultrasessantenne e forse un po’ stanco (bollito non si dice) ne porta mediamente a casa 130.367.
Il salario medio in Italia è pari a 14.700 euro netti (fonte Eurispes). In Corea del Sud e Regno Unito si guadagna mediamente il doppio, in
Francia, Stati Uniti e Germania circa il 50% in più. C’è poi un cuneo fiscale del 46.5% che fa sì che il lavoratore incassi il 53.5 di quello che il datore di lavoro effettivamente paga per assumerlo. Invece sulle rendite (cioé i soldi che si incassano senza lavorare, tipo rendite da BOT, BTP, azioni o affitti) la tassazione va dal 12,5% al 20%.
Una recente stima del Corriere della Sera prevede che la pensione media di un under 40 di oggi sarà pari al 36% dell’ultima retribuzione e ammontante comunque ad un importo inferiore rispetto ai 540 euro della pensione minima sociale. Calcoli fatti dal Center of Research di Pittsburgh sui sistemi di welfare occidentale affermano che la pensione media di un italiano nato negli anni Ottanta sarà pari a 340 euro mensili.
Per integrare questa miseria sono stati invitati i giovani lavoratori italiani a versare il proprio tfr presso fondi di previdenza integrativa. Il risultato finale è che oggi i nostri padri possono andare in pensione a sessant’anni, con il novanta per cento dell’ultima retribuzione e il tfr in tasca. Chi è nato dopo il 1 gennaio 1970 andrà in pensione a settant’anni, con il 36% dell’ultima retribuzione e senza il tfr.
“Non si toccano i diritti acquisiti”. E perché? Siamo in una fase di drammatica emergenza. I nostri genitori dicono anche: “Con quei soldi ho mantenuto o ancora mantengo te”. Vero, in alcuni casi. Ma è quella paghetta, questo welfare familiare all’amatriciana, che sta uccidendo questo paese, che ha creato i “bamboccioni”, che non li fa emancipare e costruire innovazione. Nei paesi dove nascono Google, Facebook, Microsoft per mano di ventenni in un garage, i fattori che permettono poi a quelle intuizioni di diventare clamorose occasioni di ricchezza per tutto un paese sono esattamente quelli diametralmente opposti all’italiana formula della paghetta fino ai quarant’anni.
Invertire la tendenza si può.
Anche in Italia, lo si può fare subito.
Nel prossimo numero di The Week indicheremo come.
Quelle volte...
E ci sono delle volte in cui ci rimani così male, come se ti avessero rubato una cosa dalle mani...
Quelle volte in cui ti senti perduto, in cui non capisci dove sei o cosa stai facendo...
Quelle volte in cui vorresti essere in un altro posto...
Quelle volte in cui vorresti essere chiunque tranne te stesso...
Quelle volte in cui puoi avere tutto tranne ciò che desideri davvero...
Quelle volte in cui improvviso torna il ricordo di quella via, di quel parco giochi, di quel monumento, di quella casa, di quell'odore...
Quelle volte...
Quelle volte in cui ti senti perduto, in cui non capisci dove sei o cosa stai facendo...
Quelle volte in cui vorresti essere in un altro posto...
Quelle volte in cui vorresti essere chiunque tranne te stesso...
Quelle volte in cui puoi avere tutto tranne ciò che desideri davvero...
Quelle volte in cui improvviso torna il ricordo di quella via, di quel parco giochi, di quel monumento, di quella casa, di quell'odore...
Quelle volte...
La famiglia di Yara: "Nessuno aggiunga violenza, vi prego. Non ora né mai"
Mentre un branco di bestie razziste incita all'odio e i professionisti della paura soffiano sul fuoco per fare campagna elettorale sulla pelle di una ragazzina morta e della sua famiglia, i familiari insegnano a tutti cos'è la civiltà.
L'articolo completo, da Repubblica:
"Mia figlia è nelle mani di Dio, e Dio saprà fare in modo che chi me l'ha portata via paghi per quello che ha fatto. Ma ora, per carità, nessuno aggiunga violenza a violenza".
Fuori per strada è appena passato il tipo col Suv e il cartello becero che invoca le legge del taglione. Un vicino di casa, ancor prima che lo facciano i notiziari, riferisce ai Gambirasio che cosa sta iniziando a ribollire nella pancia del paese. La ferita, apertissima, che si slabbra, che brucia dentro. Chi la conosce giura che per la madre di Yara, che di mestiere guida i bambini alla scoperta della vita e però ha perso una delle sue quattro creature, non c'è solidarietà peggiore di quella espressa da chi schiuma odio contro un colore diverso della pelle. Contro un accento sconosciuto.
"Nessuno aggiunga violenza, vi prego. Non ora né mai"
L'articolo completo, da Repubblica:
Che strazio bestiale dev'essere, quando ti sei imposto il bavaglio del pudore. Quando hai deciso di non condividere né esibire il tuo dramma, di custodire i sentimenti perché quelli sono tuoi e di nessun altro. Di non mostrare a una telecamera i segni della sofferenza più atroce, quella che ogni genitore sente un po' sua. "Comunque andrà a finire, per la mia Yara voglio un grande rispetto. Da parte di tutti". È ora di pranzo e, chiusa in casa col marito, due suore, pochi parenti e amici, mamma Maura tira fuori queste parole che sono potenti e coraggiose nella loro sobrietà autentica. Infrequenti di questi tempi, in queste storiacce da incubo che diventano materiale da reality.
Il "nostro inferno" - lo chiama così la maestra d'asilo Maura Gambirasio sfogandosi con chi le sta accanto - abita lì dentro, in quella casa ordinata fatta di mattoni rossi, incastrata nella geometria perfetta dei paesi, in mezzo alle altre villette col giardino curato e i lumini accesi sui balconi. È carico di neve e di pessime notizie il cielo di Brembate, e in via Pellegrini, mentre nel salone a piano terra la televisione è accesa sul telegiornale, mentre il crinale di questa storia prende la forma di un baratro, mamma Maura ha appena finito di pregare. Lo ha fatto subito, appena la macchina del comandante dei carabinieri di Bergamo, giunto in mattinata per dare ufficialmente la notizia del fermo dell'uomo marocchino in probabile fuga verso Tangeri, ha riacceso il lampeggiante.
È mossa da grande fede, Maura. Allo stesso tempo, però, sembra capace di una visione laica e misurata di quello che è successo e ancora dovrà succedere. Invoca l'aldilà, certo. Ma quello che dice aderisce straordinariamente alla realtà: "Mia figlia è nelle mani di Dio, e Dio saprà fare in modo che chi me l'ha portata via paghi per quello che ha fatto. Ma ora, per carità, nessuno aggiunga violenza a violenza".
Fuori per strada è appena passato il tipo col Suv e il cartello becero che invoca le legge del taglione. Un vicino di casa, ancor prima che lo facciano i notiziari, riferisce ai Gambirasio che cosa sta iniziando a ribollire nella pancia del paese. La ferita, apertissima, che si slabbra, che brucia dentro. Chi la conosce giura che per la madre di Yara, che di mestiere guida i bambini alla scoperta della vita e però ha perso una delle sue quattro creature, non c'è solidarietà peggiore di quella espressa da chi schiuma odio contro un colore diverso della pelle. Contro un accento sconosciuto.
"Nessuno aggiunga violenza, vi prego. Non ora né mai". È anche per questo - racconta una persona vicina alla famiglia dopo avere ottenuto la promessa che non si proverà a violare la riservatezza che si sono consegnati i genitori di Yara - che papà Fulvio e mamma Maura l'altra sera sono rimasti piuttosto tiepidi quando gli hanno detto che in paese volevano organizzare una fiaccolata per la figlia. Un corteo che quasi certamente qualcuno, magari senza successo, avrebbe provato a declinare in un coro pubblico a difesa della sicurezza della "nostra gente". E così, per rispetto della sensibilità della famiglia Gambirasio, la fiaccolata ha lasciato il posto a una messa nella chiesa di Brembate.
In quell'occasione la signora Maura, impiegata nell'asilo nido comunale di Bergamo Alta, accanto al chiostro di San Francesco, e molto vicina alle suore Orsoline di Somasca dove Yara andava a scuola, ha trasmesso questo messaggio: "Spero che il cuore del nostro paese possa scaldare anche il cuore di Yara". Era sabato sera e, al nono giorno, il filo che portava a una possibile traccia per trovare la ragazza ancora viva conduceva nel mar Ligure, lontano dai boschi di Ambivere e di Palazzago, a trecento chilometri dalla zona dove si concentrano le battute del mini-esercito che in queste ore sta cercando Yara setacciando ogni angolo dell'Isola Bergamasca. Una ricerca disperata, alla quale, assieme a centinaia di volontari, secondo qualcuno vorrebbe dare il suo contributo anche Fulvio Gambirasio.
Anche questo dettaglio, semmai il padre di Yara dovesse davvero unirsi agli uomini dei carabinieri, dei vigili del fuoco e della Protezione civile, dovrà rimanere dentro le mura della famiglia. Segretato in nome di un'intimità inviolabile, e dunque vera; di un contegno che sta diventando la cifra di una famiglia spezzata dall'angoscia e però allergica all'idea di entrare, la faccia distrutta, gli occhi sbarrati, nelle case degli italiani. Non c'è stato nemmeno uno strappo, durante le 216 ore trascorse dalla scomparsa di Yara, che abbia fatto ingolosire le troupe televisive, gli specialisti dell'orrore in diretta. Tutti uniti e tutti zitti i Gambirasio, trincerati dietro le mura della villetta dalla quale la ragazza era uscita per andare a danzare in palestra e nella quale non è più tornata.
I fratelli di Yara si chiamano Keba, Gioele e Natan. Come lei tifano Milan e hanno un debole per i brasiliani che vestono rossonero. C'è una foto che li ritrae tutti insieme con la sciarpa della squadra. È un'immagine allegra, che si perde nel buio della notte brembatese. Alle dieci della sera in via Rampinelli si spengono le luci delle finestre. Tutte tranne una. Le ricerche di Yara sono interrotte. Sul marciapiede si leva l'immancabile "qui non siamo ad Avetrana". Firmato da un anziano sotto l'ombrello.
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