sabato, dicembre 31, 2011

Il 2012

Domani inizia il 2012. Non ricordo un anno che cominci con più pessimismo di questo.
Non nego di essere anch'io preoccupato dello scenario che si presenta. Mi preoccupa soprattutto il populismo che abbiamo attorno che approfitta del bisogno naturale che abbiamo tutti di trovare soluzioni semplici. I nuovi profeti del populismo hanno una risposta semplice ed efficace per tutto. Ad esempio, ci spiega il blog di Beppe Grillo (e ci conferma un sito di estrema destra e anche un noto quotidiano con fama di serietà): "Il debito pubblico? Perché dovremmo pagarlo? Possiamo fare come ha fatto l'Islanda che con un referendum ha rifiutato di pagarlo". Bella idea. Peccato sia un falso. L'Islanda pagherà ovviamente il suo debito pubblico. Non pagare il debito pubblico vuol dire spazzare via tutti i risparmi di una nazione (vuol dire che chi possiede titoli di Stato o ha semplicemente i soldi in banca perde tutto). Una follia che solo un populista che non sa di che parla può pensare di mettere in atto.
Eppure il populismo sta crescendo: "Qualcosa che vedremo con più chiarezza nel 2012 e forse, nei primi mesi del 2013. Insomma, in campagna elettorale. Quella durante la quale il Cavaliere combatterà pancia a terra per tentare la quarta e più sbalorditiva vittoria con cui assicurarsi la vecchiaia, magari al Quirinale. E quel qualcosa sarà un boato di nazional-populismo estremo, una battaglia mediatica feroce contro l’Europa e soprattutto contro l’euro «voluto dalla sinistra e che ci ha reso più poveri», un richiamo animale contro le tasse e i sacrifici «imposti dallo straniero», un misto di patriottismo revanscista e di incanalamento della nuova rabbia sociale contro un nemico esterno, le cui quinte colonne saranno identificate qui con il Pd e in generale chi non starà con loro.".
Dall'altro lato ci sarebbe da essere ottimisti perché finalmente il Paese è governato davvero. Se uno si prendesse la briga di leggere il decreto salva-Italia o il decreto milleproroghe troverebbe molte novità positive (sarebbe bello la gente pensasse di leggerlo prima di commentarlo e prima di parlarne). Gilioli (ad esempio) ne elenca alcune (l’impegno a vendere con un’asta le frequenze tv, la decisione di mettere un’imposta sui capitali scudati, la decisione di mettere un tetto più basso all’uso del contante, la scelta di mettere un tetto agli stipendi dei manager della pubblica amministrazione, l’abolizione del segreto bancario), a cui aggiungerei (sempre come esempio) la fine del controllo poliziesco sulle reti. Anche dal fronte della ricerca (nonostante i tagli assurdi e ciechi) arrivano notizie positive: è italiano il brevetto di "un nuovo sistema per sfruttare l'energia solare, un pannello capace di concentrare i raggi della nostra stella per arrivare a temperature molto più alte di quelle dei normali pannelli per la produzione di acqua calda. Però senza i complicati sistemi di cui hanno bisogno gli impianti del solare termodinamico tradizionale, quelli con i grandi specchi parabolici che seguono la posizione del sole e riflettono tutti i raggi verso un unico punto dove c'è una cisterna da portare a oltre 300 °C. Il calore assorbito dal pannello potrà poi facilmente essere trasformato in acqua calda per il riscaldamento e per lavarsi, in freddo per gli impianti di condizionamento, in energia elettrica. Meglio ancora, avrà un sistema di immagazzinamento che renderà ogni impianto completamente autonomo. Un palazzo, una villetta, una piccola impresa quando monteranno questo sistema non avranno, in teoria, nemmeno bisogno di allacciarsi alla rete elettrica e potranno davvero fare tutto da sé."

Allora è giustificato il pessimismo o è giustificato l'ottimismo? Pessimismo e ottimismo sono due modi errati di guardare la realtà. Il bicchiere non è mezzo pieno o mezzo vuoto, il bicchiere ha una capacità doppia rispetto al liquido che può contenere. Punto. Questo è un fatto, non è bene o male. Sento spesso le persone parlare del futuro come di qualcosa di fosco e grigio. Non è l'atteggiamento giusto. Tutti coloro che vivono avvenimenti spiacevoli avrebbero voluto vivere altro. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato.

Non so se il 2012 sarà un anno peggiore o migliore degli altri che ho vissuto. So che non intendo stare a guardare gli avvenimenti che accadono senza provare a renderlo migliore. Ognuno di noi ha un raggio d'azione. Ognuno di noi può rendere un pezzo della vita di qualcuno migliore. Ognuno di noi può rendere un pezzettino di questo Paese migliore, più giusto, più pulito, più vivibile.

"Fai quello che puoi" è la risposta che mi diede una persona a cui chiedevo consiglio. Sembra una banalità, quasi una resa, ma in realtà è un programma molto impegnativo perché significa "Fai tutto quello che puoi". Fare tutto quello che possiamo significa guardare alla realtà che ci circonda cercando di immaginare e realizzare quei cambiamenti che vorremmo vedere. E per cambiare le cose dobbiamo cambiare il modo in cui facciamo le cose. Come diceva Albert Einstein (e come ci ricorda Alfonso):
Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.
E non parlo dei cambiamenti di facciata o di cambiamenti del tipo
quest’anno (l’anno prossimo) il nostro modo di [inserire verbo a piacere] è cambiato (cambierà) radicalmente grazie a [inserire nome di strumento 2.0 o gingillo tecnologico a piacimento, o a caso]
Parlo dei piccoli passi (a volte delle sofferte mediazioni) che portano un piccolo ma reale progresso nella vita delle persone. Parlo del cambiamento di mentalità che ci deve portare a non essere conniventi con chi ci deruba (gli evasori o i corrotti che ogni anno ci sottraggono le risorse che ci renderebbe un grande Paese). Parlo del cambiamento che ci porti ad esigere i diritti di tutti (e l'ovvio corrispondente rispetto dei doveri di ognuno). Parlo del cambiamento che ci porti a sognare ancora un futuro migliore per noi e per chi verrà dopo di noi.

Se raccoglieremo insieme questa sfida il 2012 sarà un grande anno, vissuto con passione e soddisfazione. E, alla fine, è questo che può davvero renderlo un anno felice.

"Bravo, gliele hai cantate"

Ieri il leader di un partito al 9% dava del terun a Napolitano. Oggi il Giornale del leader di un partito al 24% dà della culona alla Merkel.
Il 33% (almeno) degli Italiani è disposto a votare per persone che sanno fare politica solo insultando.
"Bravo, gliele hai cantate". Già.

venerdì, dicembre 30, 2011

Il destino dato in appalto


Condivido ciò che dice Irene Tinagli sulla Stampa:
Non c’è giorno in cui non siamo bombardati da qualche dato negativo su consumi, produzione, povertà ed occupazione.
È l’immagine, si dice, di un Paese che si impoverisce sotto la scure della crisi e di manovre recessive. In questo scenario è difficile spiegare il dato del 2011 sulla raccolta del settore dei giochi (gratta e vinci, lotterie, lotto, slot machine, scommesse sportive e così via) appena reso noto: 76,5 miliardi di euro. Un aumento rispetto al 2010 di 15 miliardi di euro, ovvero il 24,3% in più. Questo significa che nell’anno della crisi più nera, della disoccupazione giovanile al 30%, dello spread alle stelle e dei tagli indiscriminati, gli italiani hanno speso in giochi e scommesse oltre 1200 euro non a famiglia, ma a testa - includendo nel calcolo persino i neonati! Con un aumento di spesa di circa 250 euro a persona rispetto all’anno precedente. Un dato veramente sorprendente.
Che l’industria del gioco e delle scommesse sia relativamente più resistente alle crisi rispetto ad altri settori è cosa nota. Così com’è noto che la diffusione dei giochi online e la progressiva liberalizzazione avvenuta in numerosi Paesi (prima tra tutti l’Italia, che negli ultimi anni ha rilasciato migliaia e migliaia di nuove licenze) hanno dato impulso a questo settore a livello globale.
Tuttavia risultati di queste dimensioni in un Paese come l’Italia, che proprio nel 2011 si è vista quasi sull’orlo del baratro, destano più di un interrogativo. Persino in Gran Bretagna, patria delle scommesse, gli anni della crisi hanno visto un sensibile calo di queste spese (-12,2% nel 2009 e situazione pressoché stazionaria nel 2010).
Come mai gli italiani spendono in giochi e scommesse non il doppio, e nemmeno il triplo ma otto volte di più di quanto spendono in istruzione? Come mai di fronte alla crisi hanno diminuito i consumi di moltissimi beni, inclusi quelli alimentari, e hanno persino rinunciato ad iscrivere i propri figli all’Università, ma non al gratta e vinci o al lotto? E come mai rivendicano un sistema fiscale e sociale più redistributivo, che tolga ai pochi per dare ai più, e poi si affidano a meccanismi di redistribuzione opposti, in cui i più mettono soldi che verranno elargiti a pochissimi a prescindere dalle loro necessità?
Non è facile rispondere a queste domande, anche perché dietro al fenomeno collettivo vi sono scelte individuali difficilmente penetrabili e, naturalmente, assolutamente libere e insindacabili.
L’impressione che ne emerge tuttavia è quella di milioni di persone che si sentono sempre meno padrone del proprio destino, che non sanno o non vedono come poter migliorare la propria posizione, costruire il proprio futuro. E in questo vuoto si affidano, semplicemente, al caso. L’unico fattore che non chieda né impegno né sacrifici ma anche una delle poche cose che non faccia favori a nessuno. Uno dei pochi meccanismi che appare trasparente nella sua totale casualità. Una logica che non dà né per necessità né per merito, ma solo per fatalità. Ecco, il pensiero che milioni di italiani ripongano maggiore fiducia nella fortuna come mezzo per risollevare le proprie sorti piuttosto che nelle loro capacità o in quelle dei loro governanti dovrebbe farci riflettere. E farci capire che il grande lavoro di ricostruzione che ci attende nel 2012 non riguarda soltanto le casse dello Stato.

Ci hanno ridotti sul lastrico, ora pontificano

Debora Serracchiani ci ricorda che:
L’ex premier Silvio Berlusconi ha rivendicato che il suo Governo fino all’estate scorsa ha “sempre tenuto i conti in ordine”. Vorrei chiedere a Berlusconi che almeno per questo Natale Berlusconi ci faccia il regalo di non dire assurdità.
E’ infatti evidente il tentativo di far dimenticare a forza di bugie gli anni di gestione fallimentare del Governo Berlusconi, che nulla ha fatto per impedire al nostro Paese di correre senza freni incontro al default. È invece un dovere nei confronti della verità storica ricordare che quando il Pd lanciava l’allarme Berlusconi sosteneva che la crisi era un fenomeno psicologico, e aver ingannato milioni di italiani gettandoli impreparati in mezzo a questa prova è un’altra responsabilità gravissima.
Le dimissioni sono la prova più evidente di questa incapacità di Berlusconi, al quale ora chiediamo di permettere al nuovo Governo di rimediare ai suoi danni: è un lavoro abbastanza difficile e doloroso anche senza che ci si aggiunga il suo contributo.
Non poteva mancare il ritorno di Tremonti:
Ne sentivamo la mancanza, in effetti.
Di Giulio Tremonti, dico.
Che stamani è riapparso a pontificare dalle austere colonne del Corriere della Sera.
Un lungo editoriale in cui, di ritorno dal pianeta Marte, il grande tributarista lombardo riassume la storia patria dalla cortina di ferro ai giorni nostri passando per Pasolini e Mimì metallurgico e senza dimenticare la frase “no taxation without representation” che piace tanto ai leghisti e agli evasori fiscali in cerca di comode scuse. 
La fuffa tremontiana termina con due importantissimi assunti di cui siamo grati a lui e al quotidiano più diffuso d’Italia che lo ha pubblicato in prima pagina, perché da soli non ci saremmo effettivamente mai arrivati.
Il primo assunto è che “evidentemente non basta ancora” che il debito pubblico italiano cresca meno di quello di altri Paesi europei. Eh, chi l’avrebbe mai detto?
Il secondo assunto è che “nella storia non ci sono forme politiche a vita eterna”. E anche questa è una bella novità.
Bene. Allora, nel mio piccolo, anch’io voglio ricordare all’illustre editorialista un paio di cosette.
La prima è che il debito pubblico italiano (stando a un giornalista non molto simpatizzante della Cgil e del PD) è cresciuto a livelli record proprio con Tremonti al governo (330 milioni di euro al giorno nel 1994, 124 milioni nella legislatura 2001-2006 e 217 milioni nel triennio 2008-2011). 
La seconda cosetta che voglio dire a Tremonti è che proprio perché non ci sono forme politiche a vita eterna nella storia, tanto meno ci sono personaggi politici eterni. Soprattutto quando questi personaggi hanno mal governato.
A buon intenditor...
Non poteva mancare il fine statista Bossi:
un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all'indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan 'Monti vaffa...': "Magari gli piace", ha osservato ridendo l'ex ministro delle Riforme dal palco.
"Il presidente della Repubblica - ha detto il Senatur dal palco - è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord". Secondo Bossi, che ha fatto riferimento alle guerre per l'unità nazionale "tutti i giovani morti stavolta sparerebbero dall'altra parte". Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che "è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo". Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini partenopee di Napolitano: "Non sapevo che l'era un terun", ha chiosato il leader del Carroccio.
[...]
Secondo Bossi, Tremonti avrebbe sbagliato a introdurre l'8 per mille per la Chiesa, "perchè poi ci si dimentica la vera missione dei preti. Roma è piena di furbacchioni - ha aggiunto - non solo la politica ma anche il Vaticano".
 

martedì, dicembre 27, 2011

I 40 passi, la verde Brianza e la città infinita

Non comprare dagli abusivi

Leggere questo articolo dovrebbe convincerci a non comprare più nulla dai venditori abusivi, non facciamo un favore a loro, lo facciamo ai criminali che li sfruttano. Sembrerà di essere duri e crudeli, ma è l'unico modo di spezzare lo sfruttamento:
Il racconto di Rashid: vivere nel ricatto per inseguire un sogno: "Mi hanno assicurato che a 18 anni mi lasceranno andare, ma sono stanco di aspettare. A scuola hanno bocciato diverse volte per le assenze. Spesso torno alle 5 ed è difficile svegliarmi". "Mi danno sessanta rose ogni cinque giorni Devo venderle tutte e portare a casa almeno cinquanta euro. Se per caso non lo faccio, non mi lasciano entrare e finisce che rimango per strada. Ho paura per i miei genitori, non so cosa fare. Quando li sento al telefono vorrei raccontare tutto. Ma lui, l'uomo che mi tiene in casa, mi sta sempre accanto durante le chiamate" 

La foto di Aachen (una campagna elettorale europea)

Concordo con Pippo:
Dopo quella di Vasto, Hollande propone un’altra foto, che forse è un pochino più contemporanea:
Per il candidato alle presidenziali francesi Hollande “serve un patto tra progressisti europei per fare cambiare la rotta all’Europa. Costruire una piattaforma che abbia alla sua base i progressisti francesi, italiani e i socialdemocratici tedeschi: i tre paesi che in tempi più o meno ravvicinati saranno chiamati ad elezioni politiche”.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo ripartire da lì, dai tre Paesi che andranno al voto tra il 2012 e il 2013. E immaginare una campagna elettorale europea, che cambi quell’Europa che – lo ricordiamo ai marziani che hanno perso la memoria di quello che è accaduto negli ultimi anni – è ancora guidata dai conservatori. Cioè dalla destra. E, com’è noto, per battere la destra, si deve cambiare prima di tutto la sinistra. E darle uno sguardo europeo, più lungo e più preciso di quanto sia stato negli ultimi anni.

Per la Lega è sempre colpa degli altri


Dopo che per 17 anni hanno pensato solo a piazzare figli e parenti, adesso hanno il coraggio di dare la colpa della crisi che hanno causato a una manovra non ancora entrata in vigore. Da On the nord:
la Padania di oggi:
Ora, è vero che in questa sede non si è mai parlato positivamente di Lega. Ma non è colpa nostra: se le cercano. C’è qualche pazzo lì fuori seriamente convinto che il Natale sarà più povero per colpa di Monti? Che nove su dieci rimarranno a casa a Capodanno a causa dell’operato del nuovo governo? Dai, non scherziamo. Purtroppo esistono ed esisteranno certi personaggi, quelli che hanno portato l’Italia in questo stato pietoso e continuano a far finta di non aver mai governato. Quelli che per diciassette anni hanno sostenuto che la colpa era sempre degli altri. Ma noi non daremo loro tregua. Mai.

lunedì, dicembre 26, 2011

Il problema dei nuovi inizi...


Il problema dei nuovi inizi è che qualcos'altro deve finire.
(Cecily Von Ziegesar)

In un mondo di giganti non sopravviveremmo da soli

Il Brasile è diventata la sesta economia del mondo e la Cina nel 2011 ha presentato 340mila brevetti.
Chi pensa di poter competere con questi giganti senza un'Europa davvero unita è un pazzo che vive fuori dal mondo. 

sabato, dicembre 24, 2011

Natale


Una riflessione sul Natale di Paolo Curtaz
Abbiamo già sperimentato una vita basata sull'apparenza, sulla corsa all'immagine e all'apparenza, abbiamo già visto cosa significa sbattersi per potersi permettere l'ultimo marchingegno elettronico, abbiamo già visto come si sta nel paese dei balocchi in cui la volgarità diventa il nuovo linguaggio e il pettegolezzo viene sdoganato e trasformato in virtù, abbiamo visto cosa succede se l'economia diventa la nuova ideologia dominante.Abbiamo già dato, grazie.Ora ridateci Dio.Non quello che benedice le nostre battaglie, non quello inalberato sui vessilli di conquista, non quello che protegge le nostre idee. Non il Dio che stabilisce l'autorità costituita, che esalta il dolore, che ci chiede di sopportare con cristiana rassegnazione. Non il Dio delle parate e delle cerimonie, dei miracoli e delle apparizioni, degli uomini straordinari e dei santi strampalati, strani e irraggiungibili.Il Dio di Gesù. Il Dio bambino. Il Dio inutile.Quello annunciato da profeti, atteso e riconosciuto con stupore dal Battista, quello che ci raggiunge ogni giorno, che chiede di nascere in ogni uomo.Manca una settimana al Natale. Un Natale dimesso, gonfio di inquietudini. Un Natale che non sarà ebbro di inutili doni (e chissà che un po' di austerità non aiuti l'anima), che sarà attento alla spesa per il pranzo, che avrà in sottofondo l'ansia per la mobilità, per la cassa integrazione, per la fine del contratto.Dio nasce, proprio ora.Proprio qui.Come? Quando? Dove?Maria e Davide, i protagonisti della Parola di oggi, ci danno un preziosa indicazione. La nascita di Dio in noi è, anzitutto, sua iniziativa.Davide, ormai invecchiato e intristito dalle vicende della vita, vede il suo formidabile Regno percorso da spinte secessioniste. L'erede al trono è stato ucciso dal fratello, a sua volta ucciso durante una battaglia dall'esercito di Davide. Il terzogenito sarà a sua volta ucciso da Bersabea, che vuole mettere sul trono il figlio Salomone. Così accadrà e Davide teme di non vedere più nessun suo discendente a governare su Israele. Decide di costruire un tempio al Dio che lo ha fatto tanto crescere e Natan, profeta di corte, lo ferma: non sarà il re a costruire una casa, ma Dio gli costruirà una discendenza.Così sarà.Nonostante tutto, dopo l'esilio in Babilonia, la casa di Davide scomparirà, ma sarà un suo discendente, il figlio di Giuseppe di Betlemme, a prendere il suo posto. Jeshua il nazoreo salirà sul trono di Davide. Ma non come si aspetta il grande re.È sempre Dio che prende l'iniziativa.È sempre lui che ci viene incontro, che si fa vicino, che nasce in noi.Mai come ce lo aspetteremmo.Prendete l'adolescente e acerba ragazzina di Nazareth, ad esempio.Se proprio Dio vuole nascere, perché lo fa in un buco di paese mai citato nella Bibbia, ai margini delle grandi vie di comunicazione, in un posto brullo in cui la gente viveva nelle caverne?Perché con una ragazzina di tredici anni?Perché non a Roma, in casa dell'Imperatore? Perché non oggi, con i satelliti e internet?Così è Dio. Imprevedibile.E Maria ci insegna le altre caratteristiche per far nascere Dio nella nostra vita.Non importa cosa facciamo, o se siamo persone straordinarie.Nella quotidianità nasce Dio. Anche se abitiamo in un paesino di provincia poco allettante e poco famoso. Anche se non abbiamo grandi qualità e non riusciremo mai ad emergere dall'anonimato.Anche se non facciamo parte dei vip di questo mondo.Dio non nasce nelle persone che se lo meritano, e nemmeno nelle persone particolarmente religiose.Dio non nasce se siamo preparati teologicamente.Dio nasce nei cuori che ancora si sanno stupire, come sanno fare gli adolescenti.Davide e Maria, appunto.Luca riprende lo schema delle tante "annunciazioni" presenti nella Bibbia.Poco importa come si siano svolti i fatti: così Luca ce li racconta. E ci stupisce.Non la moglie dell'imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni, sceglie Dio, ma la piccola adolescente Mariam (la bella).A lei chiede di diventare la porta d'ingresso per Dio nel mondo.Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente dicendo: Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo? Appunto.Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo basiti (noi, razionali figli di Piero Angela) davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, davanti all'ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l'Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.Scegliere Nazareth, un paese occupato dall'Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia del tempo, in un'epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, per incarnarsi, ci rivela ancora una volta la logica di Dio, logica basata sull'essenziale, sul mistero, sulla profezia, sulla verità di sé, sui risultati imprevisti (e sconcertanti). 

Caro Babbo Natale...

Caro Babbo Natale,
quest'anno per Natale mi piacerebbe ci riportassi il gusto di costruire insieme un futuro migliore e la voglia di sfuggire alla trappola del pessimismo, mi piacerebbe ci portassi una generazioni di personaggi pubblici come questi di modo che giudizi come questo suonino come un inutile cinismo e non come un'ovvia constatazione della realtà, mi piacerebbe portassi via la retorica del togliere ai padri per dare ai figli perché io ho la netta impressione che il mio futuro non sia messo in pericolo dalla pensione dei miei genitori che all'anno non prendono quanto prende in un mese il figlio di Bossi (che è più giovane di me, per dire che il ricambio generazionale mi sembra non essere proprio la soluzione a tutti i problemi). Mi piacerebbe ci portassi una soluzione vera (come questa, ad esempio) al problema della precarietà, perché sono stanco di vedere chi è più giovane di me costretto a scegliere tra l'emigrazione e l'impossibilità di avere una famiglia e sono stanco di chiedermi se l'amico laureato col massimo dei voti troverà mai un lavoro dignitoso. Mi piacerebbe ci portassi una riforma dello stato sociale che cambi questa situazione e ci permetta di poter guardare i nostri bambini con la certezza che qualsiasi cosa accadrà loro nella loro vita nessuno dovrà ridursi a vivere di carità perché il diritto a una vita dignitosa sarà finalmente riconosciuto.
Poi ti chiederei di farmi svegliare in un Paese in cui quando leggo di un nuovo potentissimo strumento contro l'evasione fiscale non mi venga da ridere, in cui sia possibile difendere le bellezze artistiche perché non si deve pagare tutto almeno il 40% in più per arricchire trafficoni senza scrupoli, in cui non accada che la più ricca regione non trovi soldi per la cultura, in cui non si legga più di amministrazioni che vendono i loro cittadini, in cui si cominci davvero ad affrontare lo strapotere delle caste (tutte), in cui si smetta di raccontare che le liberalizzazioni uccidono le piccole attività (visto che non è vero) e in cui si capisca che la vera sfida è il new deal digitale.
Ti chiederei poi di portare un po' più di voglia di approfondire le cose ai miei connazionali, di renderli capaci di non credere alle false informazioni per ottenere consenso “dal basso” e a tutte le balle che un esercito di professionisti diffonde per screditare chi vuole rendere il Paese migliore.
Ti chiedo anche di riportare la fame di vita ai nostri giovanissimi, perché quando leggo una storia come questa mi preoccupo, e dati come questo sono allarmanti. Non è molto ciò che ti chiedo, mi piacerebbe solo si diffondesse lo spirito che mostra il protagonista di questa storia quando dice: "Credo di potercela fare".
Ecco, caro Babbo Natale, portaci un po' di fiducia nel futuro in modo da credere di potercela fare, perché il problema è tutto lì, siamo tutti convinti che tanto non ce la faremo. Invece ce la faremo, sta solo a noi decidere quando inizieremo a crederci davvero (e a volerlo davvero).

Proprio e altrui

Lo Scorfano ci fa notare che finalmente si è tornati a discutere (davvero) di politica.
Stiamo parlando e leggendo e discutendo di politica, ve ne siete accorti? Sì, ve ne siete accorti. Che non c'è più molto spazio per gli scandali sessuali, le dichiarazioni prive di senso, le feste e i bunga bunga, le polemiche sterili e le uscite soltanto provocatorie e le corna nelle foto e i neutrini viaggianti dentro i tunnel e per tutto quello a cui ci eravamo abituati negli ultimi tre anni. Da qualche settimana, invece, c'è la politica. C'è la riforma delle pensioni, ci sono i tassisti e le liberalizzazioni che non si faranno nemmeno questa volta, c'è pure (come il monolito di Kubrick, che spunta quando meno te lo aspetti) il dibattito sull'articolo 18, i pro e i contro, il bene e il male, i diritti e i doveri.

Stiamo parlando di politica, insomma. E magari è anche più difficile farlo: era più comodo per tutti quando c'erano ministri il cui passatempo preferito era dire sciocchezze e ai giornalisti (così come, nel nostro piccolissimo, a noi) restava soltanto il compito di smascherarle una per una, che era un incarico, onestamente, facilissimo e molto divertente. Adesso è diverso ed è anche un po' più complicato. Adesso bisogna prima capire, poi, con mille cautele, scrivere: sapendo che non avremo ragione; mentre prima eravamo sicuri di avere ragione, non ci potevano essere dubbi talmente avevano torto gli altri, e potevamo fare anche un po' i bulli, e lo facevamo.

Ora è diverso. Ora il neoministro della Pubblica Istruzione dichiara che ci sarà un nuovo concorsone e io, per esempio, benché sia fortemente perplesso sulla modalità, benché continui a pensare che qualsiasi concorso con 300.000 candidati sia un'operazione che non ci porterà niente di buono e che creerà altro precariato per i decenni a venire, io non so se devo scriverlo o no. Perché in fondo è qualcosa; perché è un tentativo, si può fare, magari con qualche aggiustatura, perché non ci credo ma capisco l'intenzione (e capisco l'ansia di chi è fuori dalla scuola da troppo tempo) e mi auguro che porti qualche frutto. Insomma, sono cauto. Come deve esserlo chi parla di politica, cioè del benessere suo proprio e del benessere altrui; come chi sa che il benessere proprio non deve confliggere troppo con quello altrui. Altrimenti altrui si arrabbia e anche proprio non sta più tanto bene. Perchéproprio altrui, in politica, camminano legati insieme. E spesso, se inciampa proprio, inciampa anche altrui.

Ecco perché, nel complesso, io sono felice che finalmente si parli di politica: perché mi pare che ci sia comunque meno spazio per la cialtronerie e per la troppo facile demagogia. Anche se non sono d'accordo su quasi niente di quello che si sta facendo (che il governo Monti sta facendo) apprezzo il clima, diciamo così. Apprezzo il tentativo di costruzione, spero che ci saranno correzioni, conto sul fatto che un clima costruttivo possa portare prima o poi qualche beneficio, nel medio termine. Ed è per questo che faccio un proposito (per me) che vuole essere anche una piccola inutile proposta.

Perché, nel clima che è mutato, c'è un solo partito che non è mutato. Ed è la Lega Nord: che urla, sbraita, appende striscioni, fa propaganda, racconta bugie ai suoi stessi elettori, ci propina falsità e idiozie. E poi ci sono i telegiornali (come quello di Mentana) che riportano le immagini dei leghisti urlanti, e i giornali che commentano quegli urli, e i commentatori che li commentano e i blogger che li criticano e si scandalizzano, e tutto l'andazzo comodo e consueto a cui ci eravamo abituati negli ultimi tre anni. Ecco, per favore, basta. Non parliamone più, facciamo conto che non esistano, lasciamo perdere il «dovere di cronaca» che è soltanto una scusa come un'altra, e lo sappiamo bene. Facciamo come se non esistessero.

Teniamoci invece questo clima politico nuovo, in cui si parla di fatti, di prospettive, di progetti, di idee; in cui si parla anche dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, se proprio vi fa piacere. Ma lasciamo perdere loro, le camicie verdi, quelli che non sanno interpretare la politica se non come propaganda, squallida come lo sono loro, quelli che campano soltanto sull'ignoranza dei loro stessi elettori (perché li conoscono bene), quelli che il potere prima di tutto, prima di qualunque benessere; anzi, quelli che il potere come benessere proprio, mentre altrui è in giro da qualche altra parte a cercare di capire in quale modo, forse, le cose possano andare un po' meglio di così, per tutti, per proprio e per altrui.

Ecco, nient'altro. Non parliamone più di questa gente a cui ci possiamo disabituare così facilmente, da cui disintossicarsi, chi poteva crederlo, è così facile. Parliamo di politica vera, dopo tanti anni, e lasciamoli in mezzo ai loro urli, a sbraitare come se quello fosse un modo di comunicare. Leggiamo di politica vera e facciamo che sia questo il nostro augurio per l'anno nuovo.

Senza Lega al Governo possono arrivare soldi a Milano

Ora che finalmente i falsi difensori del Nord sono fuori dal Governo, il Governo sblocca i soldi per i mezzi pubblici di Milano. I leghisti parlano parlano parlano, ma poi pensano solo a piazzare i figli.

Psicofarmaci ai bambini

Un medico che consiglia di dare psicofarmaci ai bambini per soldi merita... merita... non lo so cosa merita, ma non lasciatemi da solo con lui in una stanza...

venerdì, dicembre 23, 2011

20 domande sulla manovra

Dal blog di Andrea Sarubbi:
Mentre la manovra è all’esame al Senato, mi sembra utile condividere oggi un documento preparato dall’ufficio documentazione del Pd. Molte delle cose che ci sono scritte le ho già trattate nei giorni scorsi, ma questo lavoro ha un doppio merito: il primo è di trattarle tutte insieme, il secondo è di essere chiaro e dunque – mi auguro – facilmente leggibile anche dai non addetti ai lavori. Sono 20 domande e risposte, quindi è tanta roba. Per questo non ci aggiungo nulla.
1.La manovra era così urgente e indispensabile?
Su questo non può esserci alcun dubbio. La situazione del Paese era, ed è, estremamente grave. In gioco c’è la salvezza stessa dell’Italia, c’è il benessere complessivo conquistato grazie al lavoro e al talento di generazioni di italiani. La manovra messa a punto dal Governo Monti ha assunto subito, dunque, un carattere di estrema urgenza. Anche per rimediare alla debolezza delle recenti manovre estive. Di qui la sua pesantezza. Di qui i sacrifici richiesti agli italiani. Molti degli interventi contenuti in questa manovra sono dolorosi. I principi che il Governo ha dichiarato di aver seguito sono quelli del rigore, dell’equità e della crescita. È inevitabile che soprattutto il primo, il rigore, sia quello che oggi balza agli occhi. Per la crescita i risultati non possono venire nell’immediato: alcune basi sono state gettate, altre dovranno essere poste nei prossimi mesi. Di certo, in questo senso, il Partito democratico non farà mancare il suo contributo. Lo stesso contributo che è venuto nei giorni della discussione della manovra per rendere più forte e visibile il terzo principio, quello senza il quale per noi non può esserci né rigore né crescita: l’equità. Elementi di equità, nel testo iniziale del Governo, erano presenti. Abbiamo lavorato, in Parlamento, per moltiplicarli, per rafforzarli, per far sì che i sacrifici che il Governo chiede siano distribuiti davvero a tutti i gruppi sociali e a tutte le componenti del Paese.
2.È una manovra episodica come quelle precedenti o è strutturale?
È sicuramente una manovra che si presenta come seria, profonda e strutturale. E d’altra parte il suo essere percepita come dura e dolorosa deriva proprio da questo. Basti pensare che dal punto di vista fiscale vengono introdotti nuovi tributi, ampliate le basi imponibili e aumentate le aliquote di imposte già esistenti, senza percorrere le solite vie alle quali ci avevano abituati i governi della destra, a cominciare dai condoni.
3. Per le pensioni cosa cambia?
Il primo e più evidente cambiamento è quello dell’estensione a tutti, a partire dal 1° gennaio 2012, del sistema contributivo, introdotto nel 1995 dalla riforma Dini per i lavoratori che al 31 dicembre di quell’anno avevano meno di 18 anni di contributi. La pensione degli assunti dal 1996 in poi sarà calcolata tutta con il contributivo, quella degli altri pro rata (per gli anni fino al 1995 con il retributivo). Altro cambiamento è l’accelerazione verso la progressiva equiparazione del trattamento pensionistico di uomini e donne del settore privato: il limite per il pensionamento di vecchiaia, fissato per il 2012 a 66 anni per gli uomini e a 62 per le donne, diventerà nel 2018 uguale per tutti e pari a 66 anni. Le pensioni di anzianità vengono poi portate, rispetto ai 40 anni uguali per tutti, a 42 anni e un mese di contributi per i lavoratori e a 41 anni e un mese per le lavoratrici. Per di più, per chi sceglie di uscire prima della soglia dei 62 anni sono previste penalizzazioni. Una positiva novità riguarda la possibilità di totalizzare tutti i periodi contributivi maturati dal lavoratore nel corso della propria vita. Infine, per ridurre le spese correnti nei prossimi due anni, il Governo ha deciso il provvedimento forse più doloroso: il blocco dell’adeguamento all’inflazione dei trattamenti previdenziali superiori al doppio del trattamento minimo. Questo, almeno, nelle intenzioni iniziali.
4. Perché “nelle intenzioni iniziali”? Dopo la presentazione della manovra da parte del Governo ci sono state delle modifiche?
Sì, ci sono state modifiche. Non solo in questo campo, ma forse questo è stato il cambiamento, possiamo dire il miglioramento, più rilevante apportato alla manovra. Anche e soprattutto grazie all’impegno del Partito democratico. E così il pieno adeguamento all’inflazione è stato mantenuto, alla fine, per le pensioni pari non al doppio ma al triplo del trattamento minimo. Vale a dire che manterranno l’adeguamento tutti coloro che prendono fino a circa 1.400 euro lordi di pensione al mese, e cioè la gran parte dei pensionati (dieci milioni quasi). Inoltre, nel pieno rispetto della nuova normativa, sono state introdotte modifiche e integrazioni che hanno aumentato equità e gradualità della stessa. Solo per fare tre esempi: è stata attenuata la penalizzazione delle uscite “precoci”, prima cioè del compimento dei 62 anni; è prevista, per quanto riguarda i beneficiari dei criteri attualmente in vigore, la possibilità di una deroga per diverse decine di migliaia di lavoratori in mobilità o in disoccupazione; è prevista, per i lavoratori dipendenti del settore privato, una attenuazione dello “scalone”, consistente nell’accesso al pensionamento con età non inferiore a 64 anni qualora questi stessi lavoratori siano in possesso di specifici requisiti (un’anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 per gli uomini, di almeno 20 anni entro la stessa data per le donne che abbiano compiuto 60 anni).
5. Quali sono, invece, le misure contro l’evasione fiscale?
Una novità è rappresentata dall’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria, da parte degli operatori finanziari, di tutti i movimenti sui conti correnti e sui conti titoli: è la fine di quel segreto bancario dietro il quale si può a volte nascondere l’evasione fiscale. Trasmettere atti o documenti falsi, così come dati o notizie non corrispondenti al vero, diventa poi un reato penale. E c’è anche, argomento di cui si è discusso molto, l’obbligo di effettuare pagamenti elettronici nel caso in cui la somma superi i 1.000 euro. Per quanto ci riguarda avremmo preferito fosse fissata una soglia anche inferiore, ad ogni modo tracciabilità e trasparenza sono principi decisivi se si vuole contrastare e sconfiggere l’evasione fiscale, ed essere scesi dalla precedente soglia di 2.500 euro è comunque un passo che va nella giusta direzione. Per parte sua, la Pubblica Amministrazione effettuerà i suoi pagamenti utilizzando solo strumenti telematici. Sono previste, infine, semplificazioni e agevolazioni per le ditte individuali, i professionisti e le microimprese che scelgono la via del collegamento telematico e, appunto, della tracciabilità.
6. C’è o no la tassazione sui patrimoni di cui tanto si è parlato?
Di fatto sì. Non c’è una imposta patrimoniale personale, come ad esempio quella sulle “grandi ricchezze” che esiste in Francia e che comunque fornisce un gettito di poco più di un miliardo di euro (oltre ad essere facilmente eludibile diversificando l’intestazione dei patrimoni, ad esempio fra i familiari oppure tramite società di comodo). Ci sono però misure che rendono concreto il principio “chi ha di più paghi di più”, perché complessivamente colpiscono ricchezze e patrimoni più alti. Va in questa direzione un’imposta sui beni di lusso (imbarcazioni, aerei, auto di grossa cilindrata) che seppur attenuata rispetto a quanto contenuto nel testo iniziale afferma un principio importante, e cioè il fatto di cominciare a colpire non solo i “soliti noti” ma i “nuovi noti”. C’è poi l’estensione dell’imposta di bollo a titoli ed altri strumenti e prodotti finanziari, con l’eccezione di fondi pensione e fondi sanitari (dal 2013 proporzionale, con una aliquota dello 0,15%). Nella stessa direzione, a ben vedere, va anche la scelta effettuata per le cosiddette “pensioni d’oro”: grazie al lavoro di miglioramento della manovra svolto alla Camera il contributo di solidarietà per chi supera la quota di 200 mila euro annui sale dal 10% al 15% (sulla parte eccedente la quota fissata). Infine, c’è il nuovo e strutturale intervento nei confronti di chi si è avvalso dello scudo fiscale voluto dal governo Berlusconi per far rientrare in Italia i propri capitali all’estero.
7. Ecco: cosa succede a chi ha fatto rientrare i capitali grazie allo scudo fiscale?
Succede che dovrà pagare un’imposta di bollo annuale dell’1,35% per il 2012, dell’1% per il 2013 e poi, per gli anni a seguire, una aliquota fissa dello 0,4%. Colpire i capitali rientrati con lo scudo fiscale non “una tantum” ma in modo permanente, rendendo strutturale una misura episodica, era una proposta avanzata dal Partito democratico già lo scorso mese di agosto ed è stato un miglioramento al testo iniziale della manovra ottenuto grazie al nostro impegno alla Camera.
8. Cosa succederà ai conti correnti degli italiani?
Il già esistente bollo di 34,20 euro sugli estratti conto annuali, sia bancari sia postali, viene eliminato per chi nel corso dell’anno ha in media meno di 5 mila euro sul conto. A salire da 73,8 a 100 euro è solo l’imposta di bollo pagata dalle persone giuridiche.
9. L’Irpef, alla fine, è stata aumentata?
No, rispetto alle ipotesi ventilate prima della presentazione della manovra, le aliquote Irpef non sono state toccate. È vero però che saranno più care le addizionali regionali. L’aliquota di base dell’addizionale regionale, destinata al fabbisogno sanitario nazionale di parte corrente, passerà infatti dallo 0,9% all’1,23%.
10. L’Iva e la benzina aumentano?
Sì, si tratta di decisioni volte a garantire alle casse dello Stato la liquidità necessaria a perseguire il nuovo vincolo costituzionale del pareggio di bilancio e al tempo stesso a riconquistare la solidità finanziaria persa, cosa che soprattutto negli ultimi mesi ha penalizzato l’Italia sui mercati europei e internazionali. Servivano, purtroppo, misure che avessero un immediato effetto. E così dal giorno successivo all’entrata in vigore del decreto l’accisa sulla benzina passa da 622 millesimi per litro a 704,2 millesimi per litro, cosa che dovrà portare nelle casse dello Stato oltre 5 miliardi di euro. Dal prossimo settembre, invece, le aliquote Iva aumenteranno dal 21% al 23% e dal 10% al 12%. Questo aumento, però, serve ad evitare la famosa “clausola di salvaguardia” scritta da Berlusconi e Tremonti nella manovra di luglio, ossia la riduzione automatica del 5% nel 2012 e del 20% a decorrere dal 2013 dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, che avrebbe svantaggiato le famiglie con redditi bassi e medio bassi, perché avrebbe colpito soprattutto le detrazioni Irpef (per lavoro, carichi familiari, sanità, istruzione, ecc.). Il meccanismo della clausola di salvaguardia rimane quello di Tremonti: l’aumento dell’Iva non si verificherà se entro il 30 settembre 2012 saranno approvate norme di riduzione della spesa fiscale ed assistenziale tali da garantire un gettito equivalente.
11. Come funzionerà, invece, la nuova tassa sulla casa?
La tassa sulla casa esiste in tutti i paesi europei. L’IMU (Imposta municipale unica), che prende il posto della vecchia ICI, era già prevista per il 2014 dai decreti di attuazione del federalismo fiscale. Viene ora anticipata al 2012 e viene estesa alla prima casa, con l’aumento della valutazione delle rendite catastali. Sulle prime case l’IMU sarà del 4 per mille (la vecchia ICI sulla prima casa aveva un’aliquota media superiore al 5 per mille), mentre per le altre, dalla seconda in su, salirà al 7,6 per mille. Nel primo caso i Comuni potranno variare del più o meno 2 per mille; nel secondo del più o meno 3 per mille. La rivalutazione delle rendite catastali salirà fino al 60%. Rispetto all’ICI, la nuova IMU ha comunque caratteristiche di maggiore equità: prevede infatti una detrazione sulla prima casa di 200 euro, che aumenta, grazie alle modifiche introdotte in Parlamento, per due anni di 50 euro per ogni figlio residente di età non superiore a 26 anni, fino a un massimo di 400 euro complessivi. In questo modo, nel segno dell’equità che per noi deve accompagnare sempre il rigore, vengono aiutate le famiglie numerose e viene innalzato significativamente il numero dei proprietari che nei prossimi due anni saranno esenti dall’IMU.
12. Nonostante le difficoltà si è pensato alle famiglie?
Sì, la possibilità delle detrazioni per quanto riguarda l’IMU serve ad aiutare proprio le famiglie con figli a carico e soprattutto quelle che ne hanno di più. E a questo servono anche, ad esempio, le nuove modalità di calcolo dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), fissate tenendo maggiormente conto, come richiesto anche dai nostri gruppi parlamentari, dei carichi familiari, in particolare dei figli successivi al secondo e di bambini o ragazzi disabili a carico. C’è quindi un effetto redistributivo a favore delle fasce più deboli.
13. La tassa sugli immobili posseduti all’estero è una novità? E per chi all’estero svolge attività finanziarie?
La tassa sugli immobili all’estero è una novità, sempre con l’idea di allargare la platea di chi ha il dovere di far emergere le proprie ricchezze e di contribuire così ai sacrifici cui tutti gli italiani sono chiamati. Passato l’esame di compatibilità con le norme dell’Unione europea, chi risiede in Italia e possiede altre case all’estero, qualsiasi uso ne faccia, dovrà pagare un’imposta dello 0,76%. Per quanto riguarda le attività finanziarie all’estero vale lo stesso principio: è stata fissata un’imposta dell’1 per mille annuo per il 2011 e il 2012 e dell’1,5 per mille a decorrere dal 2013 sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche che risiedono in Italia. Alcuni osservatori hanno parlato, a proposito di questa imposta, di una “mini Tobin Tax”.
14. Come si sostengono le imprese e il lavoro, per favorire la crescita?
Non c’è dubbio che l’introduzione di nuove imposte comporti rischi di rallentamento della domanda interna. Anche per questo insieme ai sacrifici non mancano, nella manovra, le misure di sostegno alla crescita. Gli interventi a favore delle imprese partono dalla possibilità di dedurre completamente dall’imposta sui redditi l’IRAP riferita al costo del lavoro, con una specifica clausola di favore per l’impiego di giovani e di donne. Viene concesso, per ogni lavoratore a tempo indeterminato con meno di 35 anni, un credito d’imposta che sale da 4.600 a 10.600 euro su tutto il territorio e da 9.200 a 15.000 euro nel Mezzogiorno: una misura che potrebbe toccare una vasta platea di lavoratori non in regola che le aziende sarebbero incentivate ad assumere. Viene poi introdotto il meccanismo cosiddetto ACE (“Aiuto alla crescita economica” o ad essere precisi “Allowance for corporate equity”), che premia le imprese virtuose, riducendo le imposte sugli utili in base al rendimento del capitale reinvestito. Viene rifinanziato per circa 300 milioni il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Viene sbloccato un miliardo l’anno per tre anni per le regioni deboli che metterà in moto quattro miliardi l’anno di fondi europei. Vengono stabilizzate e rese durature tutte le detrazioni per gli interventi di ristrutturazione immobiliare e di efficientamento energetico. In particolare, per quanto riguarda le agevolazioni fiscali in materia di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio (cosiddetto 55%), scatta la proroga al 31 dicembre 2012 (dal 1° gennaio 2013 si applicherà la detrazione del 36%).
15. Per quanto riguarda le liberalizzazioni si poteva fare di più?
Sì, si poteva e si doveva fare di più. Questo forse è il tasto più dolente della manovra. Rispetto al testo iniziale si sono fatti addirittura passi indietro. E’ stata una frenata brusca e per molti versi sorprendente. Resta la liberalizzazione degli orari dei negozi, che prima riguardava solo le città d’arte o le località turistiche. Marcia indietro, invece, sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli a totale carico dei cittadini e con obbligo di ricetta, che non potranno essere venduti anche nelle parafarmacie e negli spazi dei supermercati (con la presenza obbligatoria di un farmacista iscritto all’albo), come previsto inizialmente dalla manovra. Una misura, questa, che avrebbe favorito la creazione di nuova occupazione e la possibilità di una diminuzione dei prezzi, a vantaggio dei consumatori. Sui taxi, invece, non c’è stata la forza di abbattere il muro corporativo che impedisce da tempo di adottare le necessarie misure liberalizzatrici. I tassisti sono riusciti a ottenere il mantenimento per la loro attività delle limitazioni di tipo territoriale e geografico. Per quanto riguarda gli ordini professionali, la norma originaria prevedeva l’abrogazione implicita degli ordinamenti professionali se non fosse stata attuata, entro il termine previsto del 13 agosto 2012, la “miniriforma” delle professioni contenuta nella manovra dello scorso luglio: una norma tagliola per spingere a fare presto le nuove norme. Con la modifica introdotta, ad essere abrogate saranno solo le norme in contrasto con i principi di liberalizzazione.
16. Come si cominciano ad affrontare i costi della politica?
Per una decisione autonoma della Camera e del Senato, a prescindere dunque dalla manovra del Governo, dal gennaio 2012 il sistema pensionistico “contributivo” scatterà per i parlamentari come per tutti i cittadini italiani. Altra decisione autonoma è stata quella di tagliare la diaria dei parlamentari in caso di assenza dalle votazioni in Commissione. Un “taglio” che si aggiunge a quello già vigente in caso di assenza dalle votazioni dell’Aula. Una apposita Commissione governativa dovrà inoltre terminare entro il 2011 i suoi lavori per adeguare gli stipendi dei parlamentari alla media dell’Unione Europea. I Presidenti di Camera e Senato hanno sollecitato il Presidente dell’Istat a concludere questa fase di studio nel più breve tempo possibile per poter procedere immediatamente alle conseguenti decisioni.
17. Cosa succederà alle Province?
Le Province rimarranno, ma ci sarà un ridimensionamento della loro struttura. Verranno infatti cancellate le giunte provinciali, mentre i consiglieri si ridurranno a dieci e saranno scelti dai Comuni. Rispetto al testo iniziale della manovra, si è però arrivati alla conclusione che il termine entro il quale andranno ridefinite le funzioni delle Province e le modalità di elezione dei consiglieri venga fatto slittare al 31 dicembre 2012. Gli organi provinciali attuali resteranno in carica fino a scadenza naturale.
18. E per gli stipendi e i doppi incarichi di chi lavora per lo Stato?
Per ridurre le sperequazioni tra i salari e gli stipendi della grandissima parte degli italiani e i ricchissimi emolumenti dei manager, ovviamente non per quelli delle società private ma per quelli pubblici è stato fissato (con poche possibili deroghe attuabili peraltro solo con un decreto del Presidente del Consiglio) un tetto massimo, pari al trattamento del primo presidente della Corte di Cassazione. Basta, inoltre, con i doppi stipendi: se un dirigente viene chiamato a svolgere un secondo incarico rispetto a quello che svolge, potrà sommare al suo stipendio solo il 25% in più della vecchia retribuzione.
19. Alla fine si può dire che questa manovra sia equa?
Per quanto ci riguarda, avremmo voluto di più. Fosse dipeso solo da noi, avremmo fatto alcune scelte diverse, proprio nel segno dell’equità, del sostegno alle fasce sociali più deboli. Ma questo è un governo che mette insieme, guai a dimenticarlo, forze politiche collocate fino a poche settimane fa su fronti opposti di maggioranza e di opposizione. Questo è il punto da cui partire per ogni valutazione. Oltre, ovviamente, all’altro punto: quello della estrema gravità e della straordinaria urgenza della situazione in cui si trova il Paese. Si tratta davvero di salvare l’Italia, non di altro, non di qualcosa di meno. Per tutto questo il Partito democratico ha scelto l’unica strada possibile, la strada che gli è propria, per natura, valori e convinzioni: la strada della responsabilità. Sarebbe stato più facile raccogliere consensi immediati o strappare qualche facile applauso in questi giorni di dibattito sulla manovra. Ma per noi viene prima l’Italia. Certo: lungo la strada della responsabilità non abbiamo rinunciato, e mai rinunceremo, alla ricerca di quella equità senza la quale a pagare di più continueranno ad essere i più deboli; senza la quale rigore e crescita non possono essere davvero tali. Ma se con questa manovra chi ha seconde o terze case pagherà di più, se altrettanto farà chi ha depositi bancari e titoli o case all’estero, se chi ha capitali scudati dovrà ogni anno fare i conti di un’imposta che lo riguarderà per tutta la vita e se grazie a questo si è potuta allargare di molto la fascia delle pensioni che non subiranno il blocco dell’adeguamento all’inflazione, vuol dire che il nostro lavoro in Parlamento ha prodotto risultati. Continueremo nei mesi che verranno, con grande determinazione. Positivo, in questo senso, il fatto che comunque il Governo abbia accolto alcuni ordini del giorno presentati dai parlamentari del Partito democratico. Quello, ad esempio, volto a far indire una regolare gara sulle frequenze televisive, e quelli in cui si chiede di valutare la possibilità di deroghe al nuovo regime pensionistico per invalidi e lavoratori precoci. Per questi ultimi, in particolare, si è chiesto – e il Governo si è impegnato in questo senso – di non penalizzare chi ha cominciato a lavorare a quindici sedici anni e ha il diritto di andare in pensione dopo 42 anni pur non avendo raggiunto i limiti d’età previsti.
20. Ma soprattutto: la manovra basterà? I sacrifici serviranno?
Per rispondere a questa domanda bisogna necessariamente allargare lo sguardo. La tempesta della crisi coinvolge l’intera area dell’Euro, e l’Italia in particolare per la fragilità connessa al suo elevato debito pubblico, accoppiata al fatto che cresciamo molto poco da ormai undici anni. Abbiamo anche un elevato deficit di bilancia corrente dei pagamenti (circa 50 miliardi all’anno di importazioni di beni e servizi superiori alle esportazioni). Per l’Italia è quindi inevitabile (anche se l’Euro non esistesse) un aggiustamento che passi attraverso una fase di austerità e di riforme per la crescita. La crisi ha però messo in evidenza la fragilità dell’intera costruzione europea. Per avere una politica economica comune, ad esempio sul fronte della stabilizzazione finanziaria, è necessario innanzitutto avere un vero coordinamento delle politiche fiscali e di bilancio all’interno dell’eurozona. Ci si sta arrivando con molta fatica e troppa lentezza, a causa di un governo inefficace della crisi da parte dell’asse franco-tedesco. Le decisioni dell’ultimo vertice europeo tuttavia vanno nella giusta direzione, grazie anche alla nuova posizione assunta dall’Italia, che non è più nelle condizioni di subire, marginalizzata, le decisioni altrui, ma può esercitare con l’autorevolezza della nuova compagine governativa e del suo Presidente del Consiglio un ruolo di proposta e di mediazione. Va detto però che per l’Italia il rigore fiscale è condizione necessaria ma non sufficiente all’uscita dalla crisi. Occorre che l’Europa attivi altre due direttrici di politica economica: le misure per la stabilità finanziaria, in particolare per arginare la doppia crisi dei debiti sovrani e delle banche, e le misure per la crescita. Sul primo versante l’ultimo vertice europeo ha fatto qualche passo avanti, ma ancora non conclusivo. Sul secondo versante invece l’Europa è ancora ferma per colpa della prevalenza di approcci politici conservatori e di centro-destra. In ogni caso, non vanno sottovalutate le importanti misure assunte dalla Bce per garantire liquidità al sistema bancario. 

Lega che abbaia non morde

Ci fa notare Samuele che:
Oggi, in Senato, abbiamo un'altra prova di come la maggioranza politica sia una cosa, però quando c'è da spartire, da controllare, dove si mangia, Lega e PDL sono ancora ben alleati.
Insomma, la Lega sarà all'opposizione, ma quando siamo a tavola, la Lega è sempre la solita: o mangia o regge la forchetta.
Non bisogna mai credere alle dichiarazioni roboanti dei leghisti, la loro è la sceneggiata per raccattare voti, torneranno dal padrone coi soldi appena necessario a salvare una seggiola. Nel frattempo sbraitano per farsi notare:
Ma se non usasse i fischietti in Aula, se non esponesse striscioni con scritto «governo ladro», se non avesse rispolverato il parlamento padano e giurato di battere moneta padana, se non urlasse al colpo di Stato, se non minacciasse lo sciopero fiscale, se non dicesse a Monti di dimettersi perché altrimenti i tartassati lo vanno a prendere a casa, se un suo deputato non avesse parlato a Montecitorio con gli abiti da operaio di fabbrica – se non avesse sparato insomma tutte queste cartucce dell’armamentario secessionista-populista-folkloristico, chi avrebbe notato la Lega, ora che è una forza di opposizione isolata che si aggira intorno all’8%?
Nessuno. Per questo alza la voce: per farsi notare. Non è una strategia politica, ma mediatica. E di sopravvivenza, non di rilancio. Se fosse vero il contrario, si impegnerebbe per completare il federalismo, non per ottenere una fantomatica indipendenza di cui non si capisce nemmeno il significato. E per garantirsi i voti necessari a farlo, invece di inimicarsi l’unico partito (il Pdl) che potrebbe davvero darglieli.
E’ il triste destino di chi, dopo essere stato sotto la luce dei riflettori, si accorge di essere uscito dal cono di luce. E, resosi conto di non avere una seconda chance né il talento che serve per riguadagnare la scena, si mette a urlare e strepitare come morso da una tarantola. Così ci costringe a guardare, ancora per un attimo. Prima di lasciarlo nel buio, ai suoi fantasmi.
 Ben descrive la situazione Makkox:

mercoledì, dicembre 21, 2011

Motivare

Dilbert.com

Succede...


"Ogni giorno ricevo dalle tre alle cinque richieste. Non c’è più nessuno che mi chiami per sapere come sto, per chiedermi se sono felice, oppure offrirmi di mangiare una pizza. C’è sempre la pretesa di un favore."
(Carlo Verdone)

martedì, dicembre 20, 2011

Babbo Natale e la Coca Cola

Ogni anno a Natale sento raccontare la leggenda metropolitana che dice che la Coca Cola ha cambiato l'aspetto di Babbo Natale. Qui un video che spiega come stanno davvero le cose:

La Lega ha creato l'IMU, adesso non vuole pagarla

In questo articolo (del 2010, quando la Lega era al Governo) si racconta la nascita dell'IMU:
col federalismo fiscale potrebbe rispuntare una tassa sugli immobili. "Nei prossimi giorni, avendo lavorato in silenzio - ha detto il ministro dell'Economia - presenteremo in parlamento, oltre ai costi standard per la spesa sanitaria nelle Regioni, e oltre agli studi di settore da applicare su tutti i livelli di governo, la bozza del decreto-base del federalismo fiscale". E lì dentro che, aggiunge Tremonti, c'è il "ritorno ai Comuni del potere fiscale nel loro comparto naturale di competenza: immobiliare e territoriale"
Adesso dicono che non va pagata:
La Lega non vuole più pagare l'imposta da lei ideata, vale a dire l'Imu, l'imposta municipale sugli immobili che nel disegno di legge federalista leghista sarebbe andata a sostituire la vecchia Ici per la seconda casa. 
E si lamentano della catastrofe che hanno creato come se invece di essere stati al Governo otto anni negli ultimi dieci fossero sbarcati ieri da Marte:
Imposta municipale unica (Imu). Doveva essere la parolina magica del Carroccio, la quintessenza del federalismo fiscale capace di restituire ai comuni padani vessati da «Roma ladrona» soldi freschi da spendere «per la nostra gente». «Pazientate...», si sbracciava Roberto Calderoli che ne è l’inventore, per calmare i bollori dei sindaci leghisti (gli stessi che oggi sparano addosso a Monti) contro i tagli lineari dell’amico Giulio (Tremonti). «Quando ci sarà l’Imu avrete finalmente leva fiscale e risorse per servizi e investimenti».
Poi il governo Berlusconi è caduto e oggi l’Imu da agognato miraggio si è trasformato nel grande nemico da abbattere, riecheggiando i falò anti tasse minacciati dal Carroccio nei mitici anni 90. Peggio. L’ipotesi di non pagare l’Imu lanciata dal sindaco di Vittorio Veneto e subito strumentalizzata ai piani alti della Lega, rischia di certificare il divorzio tra gli ex amici di Lega e Pdl. Maroni contro Berlusconi (e Alfano).
[...]
Il senso del federalismo fiscale consiste nella trasformazione delle risorse trasferite dallo Stato agli enti locali in una compartecipazione ai tributi e in autonomia impositiva. Peccato che i tagli dell’ultimo biennio (regolarmente votati dalla Lega) a valere sul 2011-2014, pari al 40% delle risorse 2010, abbiano di fatto prosciugato il «tesoretto» dei trasferimenti fiscalizzabili, tradendo al di là degli slogan l’essenza del federalismo: lasciare sul territorio una parte delle risorse, superando il monopolio della finanza derivata.
Secondo i calcoli dell’Anci, nell’ultimo decennio la spesa dello Stato è addirittura aumentata di 300 miliardi mentre se ne sono spostati 100 dai territori verso Roma. E’ su questa ri-centralizzazione (avallata dalla Lega) che si abbatte la manovra Monti. Il vero federalismo, purtroppo, era già un miraggio. E i primi a saperlo sono proprio i comuni.

lunedì, dicembre 19, 2011

Nazista è chi nazista fa

La tragica morte dei due senegalesi a Firenze porta a farsi delle domande su Casa Pound. Sottoscriverei ciò che dice Zucconi:
Un’organizzazione, un’associazione, un circolo politico che si ispirino e si rifacciano al nazismo possono davvero dire di non giustificare la violenza e il razzismo, casa-pound-italia-neo-fascists-on-the-rise-casa-pound-italia-fascism-neo-fascism-ducesoltanto perché formalmente non li invocano nelle loro espressioni pubbliche e si danno una mano di vernicetta culturale? Chi e che cosa salutano e invocano, con quei loro Heil! ed Eja Eja! Che sono, Hitler con le vongole? Himmler con le ciabatte? Quando sento tutte le prese di distanza da quel “giustiziere” di sporchi negri (mi sbaglio se penso che lui formulasse così il proprio pensiero?) a Firenze, messe sui blog e su FB per evitare guai, magari accompagnante dal solito “sì però anche questi immigrati….” ripenso inevitabilmente al “compagno che sbaglia” degli Anni di Piombo. Non sono mai stato tanto certo, avendone anche conosciuti alcuni di persona, che quei compagni sbagliassero o che, al contrario, credessero di essere loro nel giusto e di fare nella pratica quello che i loro maestri avevano insegnato nella teoria e poi tradito. Nazista è chi nazista fa, come avrebbe detto il grande filosofo del XX Secolo Forrest Gump.

Monsignor Ravasi sugli stranieri

Monsignor Ravasi commenta l'uccisione dei due senegalesi a Firenze:
I tragici e dolorosi eventi di Torino e Firenze, in cui hanno perso la vita Samb Modou e Diop Mor, mi inducano a riproporvi un comma di un antico codice civile di cui non vorrei subito svelare la provenienza: «Quando uno straniero risiede nel nostro territorio, non deve essere né molestato né oppresso. Lo straniero residente deve essere trattato come il nativo». A commento di questo dettato legislativo vorrei allegare due esperienze personali antitetiche. La prima è legata alle ferie che ho trascorso la scorsa estate sul lago di Como. Quando mi capitava di ascoltare la radio, mi imbattevo spesso in una nota emittente di un movimento politico, aperta a un filo diretto con gli ascoltatori. Con tutte le variazioni fonetiche dei vari dialetti settentrionali, che ben conosco anche per le mie origini anagrafiche, il leit-motiv era costante: «Mandateli a casa loro! Cacciateli! Sono pericolosi, ci tolgono posti di lavoro, si allargano, sporcano e favoriscono la criminalità, vogliono una moschea in ogni quartiere…» e così via deprecando e, non di rado, inveendo.
L’altra esperienza si ripeteva, invece, ogni mattina, quando sfogliavo i giornali e giungevo alle pagine degli spettacoli ove imperavano le cronache e le recensioni del Festival del Cinema di Venezia. Non c’era giorno in cui sugli schermi del Lido non ci fosse un film che, con diversa tonalità, mettesse in scena proprio loro, gli stranieri immigrati. Penso alVillaggio di cartone del mio amico Olmi, una spoglia e pura parabola cristiana, o alTerraferma di Crialese, che ha impressionato la stessa giuria che gli ha assegnato il suo premio specifico, oppure all’intenso Là-bas di Guido Lombardo sulla piaga del caporalato, o ancora al documentario Io sono di Barbara Cupisti nella sezione “Controcampo”, per non parlare poi delle Cose dell’altro mondo di Patierno, ove lo stesso tema è trattato con un contrasto ironico.
Ci sono, quindi, due volti differenti dell’Italia e, al di là delle professioni esteriori conclamate, quello autenticamente religioso e soprattutto cristiano è il secondo, anche se – tranne Olmi – forse tutti gli altri registi si dichiarano “laici”. È, infatti, lapidaria la frase che Cristo nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo rivolge anche a quelli che non lo conoscevano: «In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me». E chi siano questi piccoli è subito specificato: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. In questa linea aveva ragione il cardinal Tettamanzi quando ai suoi critici milanesi replicava che, come vescovo, aveva semplicemente seguito il Vangelo. E confesso che mi hanno sempre affascinato le riflessioni del nuovo arcivescovo di Milano, il cardinal Scola, quando da Venezia proponeva la sua versione del “meticciato” culturale e sociale a cui siamo ormai votati e che dobbiamo faticosamente costruire e calibrare.
Nessuno di quelli che incarnano la seconda prospettiva sopra delineata è così ingenuo da ignorare le difficoltà, le asperità, le tensioni di un simile incontro. La via dello scontro o del duello è facile e fin troppo spontanea, e si arma di slogan efficaci di ritmo binario elementare (buono/cattivo, bianco/nero etc.). La via del confronto e del duetto, in cui le voci mantengono la loro identità anche antitetica – come accade in musica – ma si ascoltano e intrecciano, è più ardua, ma è l’unica cristiana e culturalmente degna e feconda, da imboccare senza troppe riserve e paure.
Il comma citato in apertura appartiene al codice dell’Israele biblico (Levitico 19,33-34;Esodo 22,20). Certo, era un regime teocratico, tant’è vero che il comma continua in modo parenetico: «Tu amerai lo straniero come te stesso, perché anche voi siete stati stranieri in terra d’Egitto». Ma una norma simile dovrebbe essere invidiata e imitata anche da uno stato moderno e “laico”.

I Parlamentari della Lega: ciarlatani che incitano all'odio razziale

In Parlamento la Lega ha mostrato ancora una volta di essere un partito di ciarlatani imbroglioni:
l'on Munerato, leghista da Lendinara, [...] si è resa oggi protagonista di una sceneggiata "napoletana" durante la votazione per la fiducia alla manovra del governo Monti, spacciandosi per operaia con tanto di bandana e di camice da maestranza di basso rango. L'onorevole padana ha narrato con toni accorati la triste sorte dell'operaio fordista, ormai chiuso in una riserva, ignorato e calpestato dalla politica classista dei tecnici al servizio dei padroni. La signora Munerato, precisava pure di non portare le usuali scarpe antinfortunistiche per ovvie ragioni (forse non voleva rovinare il parquet del parlamento) e i tappi contro il rumore previsti dall 626: "ma noi operaie quando li portiamo è per non diventare sorde e non perché il marito russa", ci ha tenuto ad aggiungere.
Peccato che la signora in questione non sia affatto un'operaia sfruttata e povera in canna, bensì una commerciante di vini discretamente agiata. Vino padano di scarsa qualità per giunta.
Cari leghisti, lasciate perdere le sceneggiate che sono una cosa seria e appartengono ad una cultura che non siete in grado di comprendere, voi siete solo dei volgari imbroglioni.
 Sottoscrivo il commento di Ivan:
L’onorevole Emanuela Munerato durante il dibattito sulla manovra ha deciso di presentarsi in aula vestita da operaia, per ricordare a Monti e al suo governo i sacrifici che i lavoratori dovranno affrontare a causa della manovra. Una lodevole iniziativa. Peccato che l’Onorevole Munerato abbia sempre dimenticato a casa la divisa mentre votava con coerenza militaresca tutti i provvedimenti del governo Berlusconi, quello che in Italia non c’era la crisi, quello dei tagli orizzontali, quello dello scudo fiscale fatto a beneficio dei milionari evasori. E aggiungo anche che con il voto suo e del suo partito ha cancellato la norma voluta dal governo Prodi contro le dimissioni firmate in bianco dalle lavoratrici donne al momento dell’assunzione. Chissà quante operaie sono state licenziate in questo modo mentre in aula l’Onorevole Munerato votava, indossando eleganti tailleur da deputata.
Dobbiamo finirla di considerare questi cialtroni delle macchiette, perché il loro comportamento alimenta l'antipolitica, il disprezzo della democrazia e l'odio razziale:
II figli degli immigrati? «Un bel lanciafiamme, e che si brucino queste merde». Il piano svuota carceri? «Lo facciamo noi con un mitragliatore dal balcone». Napolitano? «Un terrone del cazzo, gli ci vorrebbe un colpo in testa». E' il gruppo su Facebook 'Padani si nasce', a cui aderiscono anche i parlamentari Reguzzoni, Rondini, Fugatti, Mura, Pittoni e Stiffoni
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Sulla cittadinanza ai figli degli immigrati ha le idee chiare: «Un bel lanciafiamme, e che si brucino queste merde». Quanto ai loro genitori invece si chiede: «Perché, quando aprono la porta, c'è una puzza strana che fa schifo?».
Opinione condivisa da Remo, un odontotecnico di Mantova: «Sapessi che odoraccio quando vengono da me, sono peggio della capre», mentre Anna Paola prova a rispondere: «Puzzano perché non si lavano dopo che fanno l'amore, per non parlare della loro puzza naturale, che è nauseabonda. Tempo fa ho sentito dire in televisione che il loro sesso ha un odore disgustoso, indelebile, che non va via neanche se lo lavi con un sapone speciale». 
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Con soluzioni agli sbarchi di "clandestini" che vanno dal «napalm» a «una bella bomba, così saltano in aria», "Padani si nasce" è qualcosa di più di un semplice gruppo leghista di area. O almeno è il solo che possa vantare tra i propri membri tanti nomi eccellenti. Tra gli altri: il presidente del gruppo parlamentare della Lega Nord alla Camera Marco Reguzzoni; i deputati Marco Rondini e Maurizio Fugatti; i senatori Roberto Mura, Mario Pittoni, Piergiorgio Stiffoni e Michelino Davico; gli assessori della Regione Lombardia Daniele Belotti e Monica Rizzi; l'assessore alle politiche agricole della Regione Veneto Franco Manzato; il vicepresidente della Regione Lombardia Andrea Gibelli; l'europarlamentare Claudio Morganti; il segretario provinciale della Lega Nord di Milano Igor Iezzi, più una sfilza di sindaci e amministratori locali. 
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Con un trattamento di riguardo per gli immigrati malati di TBC («con loro usiamo la fiamma ossidrica, così non ne rimane nemmeno una cellula»), e per i rom: «Mettiamoli nelle stufe a legna, in modo da farne carburante alternativo». 
Perchè «i rom», spiega Luca, bresciano, amorevoli foto dei suoi bambini in bacheca, «ladri, stupratori e assassini nascono, ladri, stupratori e assassini moriranno: personalmente adotterei per loro le stesse politiche usate dal Führer». «Anziché stanziare fondi per l'integrazione dei rom, L'Unione Europa dovrebbe finanziare l'apertura dei forni», rilancia Alessandro, consulente aziendale nel comasco. Mentre Giovanna – quella appassionata di Topolino, Bambi e Winni The Pooh - euforica applaude: «Evvai! Che bello vederli bruciare!».
 E poi succedono certe cose:
Due sparatorie nel giro di poche ore fra le bancarelle di due mercati a Firenze: il bilancio è tragico. Due morti e tre feriti colpiti dalla stessa mano, quella di un uomo intorno ai 50 anni che ha dato la caccia ad alcuni cittadini senegalesi e poi si è ucciso al termine di un inseguimento nel centro della città.