Il signor S. non è esattamente un mio amico: più che altro è un conoscente, un amico di amici che io vedo e frequento soltanto in compagnia di questi ultimi. Il signor S. è un libero professionista, piuttosto noto da queste parti, ed è un grande evasore fiscale. Lo dice lui stesso, ad alta voce: «Se pagassi tutte le tasse, non potrei nemmeno tirare avanti». Benché, pensandoci bene, è abbastanza ovvio che il suo concetto di «tirare avanti», come capirete presto, non coincida affatto con il mio.
Il signor S. è un uomo, secondo me, straordinario. Coltissimo, grande intenditore di arte e di cinema, lettore voracissimo e dai gusti molto raffinati, starlo a sentire quando parla di questi argomenti (e lo fa spesso) è un vero piacere. Da lui ho imparato tante cose, grazie a lui ho letto libri molto belli e compreso film che da solo non avrei mai capito. E il signor S. è anche di sinistra, assolutamente di sinistra, da sempre. Le critiche più feroci (e meglio articolate) al sistema di potere politico e mediatico berlusconiano, in questi anni, le ho sentite da lui; e le ho apprezzate e spesso le ho fatte mie. Il signor S., libero professionista ed evasore, ha litigato con quasi tutti, in paese, a causa della politica: con tutti i berlusconiani e con tutti i leghisti (cioè con la totalità delle persone, più o meno), senza mai tirarsi indietro e sempre avendo ragione, secondo me.
Un giorno, quando eravamo seduti vicini a una cena, il signor S. si è fatto serio e mi ha chiesto: «Ma tu, quanto guadagni esattamente a fare il professore?» Io gli ho detto la cifra del mio netto mensile (tasse escluse), lui ha scosso la testa e mi ha detto: «Io, in una sola mattina, guadagno di più».
Invece, un'altra volta, mi ha detto: «Se io fossi in te, mi incatenerei davanti i cancelli della scuola e non mi muoverei finché non mi raddoppiano lo stipendio». E un'altra volta ancora mi ha detto: «Non ha senso che tu faccia il mestiere che fai... Con il talento che hai, con le capacità che hai, dovresti guadagnare dieci volte tanto». Io l'ho ringraziato della stima, e poi ho cambiato discorso.
Qualche anno fa, vi ricorderete, per un errore di non so chi, molte dichiarazioni dei redditi italiane sono finite on line e con poco sforzo chiunque poteva consultare. Io confesso che lo feci: trovai il documento e andai a guardare alcune cifre, di persone che conoscevo. Andai anche a guardare il reddito che dichiarava il signor S. e, quando lo vidi, rimasi senza fiato e senza parole. Perché la cifra annuale lorda dichiarata era di un paio di migliaia di euro inferiore alla mia.
Il signor S. è l'unica persona che conosco al mondo che una sera ha notato che c'era un ragazzo magrebino che dormiva in un angolo di una strada, sotto un cartone. Il signor S. lo ha chiamato toccandolo con un dito, gli ha chiesto come stava, se aveva fame o freddo, e poi se l'è portato a casa. Gli ha dato da mangiare e da dormire e lo ha tenuto in casa per quasi un mese, portandolo alle mostre e al cinema, e a volte ospitando anche alcuni suoi (del magrebino) amici di passaggio. Poi ha scoperto che il ragazzo aveva moglie e un figlio piccolo e, tramite sue conoscenze (notate anche questo termine, per favore: conoscenze), è riuscito nel giro di qualche mese a fargli avere il permesso di soggiorno, un lavoro, e a far venire qui in Italia anche la moglie e il figlio. E poi gli ha trovato anche un appartamento in affitto a un prezzo molto vantaggioso, grazie ad altri amici del paese vicino.
E, badate bene, il signor S. non è affatto una figura retorica: è un uomo in carne e ossa, un uomo gentile e generoso (soprattutto molto gentile, sempre e con tutti), con una moglie e tre figli ormai già grandi, con una villa con piscina vista lago e un garage con tre macchine molto costose e molto belle (che mi presterebbe volentieri, se ne avessi bisogno: ma io non ne ho mai bisogno): è uno che esiste, insomma, uno che c'è nella realtà. Però, è stato quando ho visto la villa, la piscina e le macchine, che ho capito che il suo «tirare avanti» è diverso dal mio, come concetto.
Ma tutto quello che ho finora scritto sarebbe nulla (chissà quanti ne conoscete voi, di persone così...), se non ci fosse un ultimo episodio, che è poi quello che dà senso al post, secondo me. Non molto tempo fa, in compagnia, si parlava delle regole e degli italiani che non le rispettano. Si faceva il solito discorso (un po' generico e stancante) sulla differenza tra noi e i paesi scandinavi eccetera. E allora io ho detto una cosa che mi sta parecchio a cuore, ultimamente, e che non trova mai nessuno d'accordo con me (anche voi mi avete corretto, quando l'ho scritto qui). E cioè ho detto che io credo che gli italiani non saranno mai scandinavi né tedeschi (e ho anche pensato "per fortuna", lo confesso); e che quindi noi non avremo mai quel senso delle regole che hanno gli altri, e non me ne stupisco. Ma mi stupisco molto, invece, del fatto che siamo anche diventati poco gentili, sempre aggressivi, prepotenti, egoisti e sgarbati. E che chi si ferma davanti alla strisce pedonali per far passare un pedone, lo fa o per rispetto delle regole o per semplice gentilezza; e che, senza assolutamente disprezzare le regole, ci mancherebbe, a me basterebbe che noi fossimo semplicemente gentili, come mi pare (ma forse mi sbaglio) che una volta fossimo. E poi ho smesso di parlare. E a quel punto è intervenuto il signor S. e mi ha detto a brutto muso (con durezza, davvero): «No».
Mi ha detto: «È dalle regole che si parte, è dalle strisce pedonali e dai limiti di velocità. Finché non pretenderemo il rispetto delle regole, non c'è gentilezza che tenga, altro che cazzi: l'unica cosa che conta è il rispetto delle regole!» E poi si è rimesso a mangiare e a parlare di altro.
E io sono rimasto lì, stupito e senza parole. Magari aveva ragione, ovviamente, ma non è questo il punto. Io nel frattempo pensavo alle sue dichiarazioni dei redditi e alla sua generosità e alla sua cultura e poi ancora alle sue dichiarazioni dei redditi e giuro che non mi capacitavo. E mi è venuto in mente Manzoni, quando a proposito del padre di Gertrude, futura monaca di Monza, scrive (bene, come lo sa scrivere lui) che è il cuore umano è un guazzabuglio, non c'è niente da fare. E pensavo a quella frase e ho ricominciato a mangiare anch'io, scuotendo un poco la testa e trattenendo un sorriso che forse il signor S., che pure è un gran conoscitore del mondo e del romanzo manzoniano, non avrebbe capito.
giovedì, febbraio 02, 2012
Il cuore umano è un guazzabuglio
Di lo Scorfano:
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