Mentre in seconda sto leggendo una poesia di Montale, durante l'ora di italiano, un ragazzo alza la mano. E mi chiede una cosa che mi fa pensare che io abbia letto la poesia con un non so che di eccessivo, forse un'inflessione nella voce, forse uno strano trasporto che loro hanno notato. Eppure la poesia I limoni, che è sull'antologia e che sto leggendo, a me non piace nemmeno tanto, o almeno non come altre di quel poeta. Ma evidentemente ci dev'essere qualcosa che si rivela nonostante tutto, anche quando uno pensa di stare lavorando e basta, nel suo monotono posso fisso di sempre.
E insomma, il ragazzo alza la mano, io mi fermo un po' contrariato e lui mi dice: «Mi scusi , prof. Posso farle una domanda personale?» «No» gli dico io «non ora che stiamo leggendo la poesia...» Ma lui insiste: «Ma la domanda è personale ma riguarda anche la poesia, è tutt'e due le cose...» «Va bene, allora, fai questa domanda, se è pertinente...» (e devo aggiungere, tra parentesi: ai ragazzi di seconda piace, ultimamente, farmi le domande personali, non so perché; forse hanno scoperto che esisto, che sono vivo, una persona; forse hanno soltanto un po' più di confidenza, può darsi; comunque le domande personali sono diventate la loro specialità, da qualche settimana). E quindi arriva la domanda personale: «Ma lei, prof, non sente mai la mancanza di casa sua?»
«Casa mia» è, nelle menti giovani (e un po' paesane) di questi miei alunni, la Liguria. Probabilmente perché ho detto loro che sono cresciuto lì, a Savona; e probabilmente perché ancora fanno fatica a mettere a fuoco l'idea di «andarsene», trasferirsi lontano dai luoghi in cui loro, adesso, stanno crescendo. E aveva ragione lui, il mi alunno: la domanda c'entra anche con la poesia, in effetti: perché io leggendola e commentandola ho parlato molto, ovviamente, di limoni e di Liguria. E forse ne ho parlato in modo che a loro (o anche solo a lui) è parso di sentire qualcosa, un accento, magari un'ombra di nostalgia, non so. E allora rispondo.
«No» dico «non mi manca. E non ci penso quasi mai, onestamente. All'inizio, magari, a diciannove anni, mi mancava un po'. Ero abituato a vivere con la mia famiglia e non è stato facile cambiare abitudine, trovarsi da solo; e poi avevo anche la ragazza, giù in Liguria, e anche allontanarsi da lei è stato complicato; e alcuni amici, naturalmente, con cui avevo diviso quegli anni così importanti. Ma poi la vita si costruisce altrove, si riempie piano piano di altre facce, altri amici, altre abitudini. E quindi no: non mi manca quella che tu chiami "casa mia" e che non è più casa mia, da tanto tempo».
Poi mi fermo e loro mi sembrano tutto sommato soddisfatti della risposta. Non dicono niente, non aggiungono altro, non mi sembra che ci sia qualcosa di non detto che aleggi da nessuna parte. E quindi sto quasi per riprendere a leggere il testo di Montale sui limoni, quando mi viene in mente una cosa, ed è davvero una cosa che non ho mai dimenticato, anche se magari mi sono dimenticato che me la ricordo, anche se forse è una cosa un po' strana da dire adesso, ai ragazzi di questa seconda che conoscono solo l'odore del lago e dei vigneti di Franciacorta. E però gliela dico lo stesso, per vedere la faccia che faranno. E dico: «Però, sì. Una cosa c'è, che mi manca. Ed è il profumo del vento che c'è in Liguria. Quello, se ci penso, mi è sempre mancato».
E poi li guardo. E poi, d'improvviso (d'improvviso davvero, perché non si pensa mai a tutto contemporaneamente) d'improvviso mi viene in mente Federico, che è un ragazzo di questa classe ed è di Genova, perché è nato a Genova da genitori genovesi e parla ancora con un po' di inflessione dialettale di quel luogo, anche se da dieci anni si è trasferito qui con la famiglia e ha cambiato definitivamente casa anche lui, come me.
E allora guardo lui, perché non lo avevo mai fatto prima durante la mia risposta. E lui è lì che sorride, anche se non mi ha chiesto niente, con un sorriso strano, con un sorriso che ha solo lui e che non può avere nessun altro di loro. Perché, me ne rendo conto, è lui l'unico che in quel momento può davvero capire cosa sia il profumo di quel vento, quello che, ancora oggi, dopo venticinque anni, mi manca di «casa mia».
venerdì, febbraio 03, 2012
Un profumo
Di lo Scorfano (per i misintesi è il profumo di bosco nel Parco delle Groane):
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